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5G, i veri rischi

5G, i veri rischi

Critiche, da più parti, nei confronti della tecnologia di nuova generazione. Ma siamo sicuri che i rischi siano proprio quelli?

di Matteo Spinelli

“Tecnologie e standard di quinta generazione con prestazioni e velocità superiori a quelli della precedente tecnologia 4G/IMT-Advanced” questa è, accademicamente, la dicitura della tanto chiacchierata tecnologia 5G (acronimo di 5th Generation).

A ben vedere, spulciando tra le definizioni e le recensioni degli esperti, la rete 5G ci appare come una grandissima conquista, vivendo in un mondo sempre più automatizzato. Con la tecnologia in questione, infatti, saremmo in grado di scaricare ad una velocità dati di decine di megabit al secondo, ottenendo al contempo centinaia di migliaia di connessioni simultanee per reti di sensori senza fili capillari e di grandi dimensioni. L’efficienza spettrale, in più risulterebbe significativamente potenziata in confronto al 4G, con una copertura migliorata e l’efficienza dei segnali potenziata. Non ultima, la latenza risulterebbe significativamente ridotta in confronto all'LTE.

Eppure la tecnologia 5G risulta essere più chiacchierata per i suoi presunti rischi, piuttosto che per la sua efficacia. Basta scorrere blog, sfogliare giornali che riportano inchieste o aprire la nuova voce del popolo identificata con il nome di social network per vedere la pioggia di critiche che arrivano sulla tecnologia in questione. In molti, infatti, hanno posto l’accento sui gravi rischi per la salute, sperticandosi più volte contro il 5G. Qualora tali rischi venissero scientificamente accertati, è ovvio, sarebbero di grande aiuto. Sia per prevenire eventuali danni alle persone, sia per migliorare ancor di più la tecnologia che ci circonda e che struttura la nostra quotidianità.

Ma in questi giorni si stanno rivelando alcuni veri rischi del 5G. "Quando Conte telefona a Bill Gates, prendendo 140 milioni, decide di iniettare il mercurio nelle nostre vene, collegate ai 5G... e diventeremo dei piccoli robot... se tu vuoi ammazzarmi, basta alzare la temperatura del mio corpo e io muoio". Questo sproloquio – chiamiamo le cose con il loro nome – è stato pronunciato da una manifestante del neo-costituitosi movimento dei gilet arancioni, durante lo scorso 2 giugno a Roma. Termini, pensieri (chiamiamoli così…) e frasi che farebbero scoppiare a ridere anche il meno preparato sull’argomento. Eppure qualcuno le ha dato voce, rilanciando il video sui social network e, cosa ancor più grave, applaudendo da sotto il palco.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” ha detto una volta l’inarrivabile Mahatma Gandhi. Ecco, speriamo che la maggior parte delle persone siano coloro al lavoro giornalmente per un futuro migliore e – perché no – più tecnologico, rispetto a chi indossa un gilet catarifrangente.

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