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A Milano lo spettacolo "Bedbound": un padre, una figlia e un letto che è spazio fisico e spazio mentale

A Milano lo spettacolo "Bedbound": un padre, una figlia e un letto che è spazio fisico e spazio mentale

Dal 20 al 23 febbraio lo spettacolo al Teatro Libero per la regia di Margherita Scalise

di Valerio Cruciani

MILANO - Un padre e una figlia aprono gli occhi nello stesso letto: lei rattrappita dalla malattia e dalla reclusione e lui, ai piedi, sconvolto dalla propria esistenza. I due ripercorrono la storia della vita di lui, che da giovane e scaltro magazziniere è arrivato a possedere un negozio di arredamento. Lei gli presta la sua voce e le sue forze, perché nel silenzio dovrebbe affrontare la sua, di storia. E così, tra un racconto esaltante (ed esaltato), tra l’odio sputato l’uno addosso all’altro, con il cielo nella testa e l’orrore tutto intorno, i due si confrontano, si scontrano e si riavvicinano.

IL LINGUAGGIO - Con un linguaggio che tocca i bassifondi della volgarità e le note liriche più delicate, il testo si muove in un universo onirico, dove gli accadimenti più assurdi coabitano senza problemi con le difficoltà psicologiche di ogni uomo.

NOTE DI REGIA - Il letto è l’arena dei sogni. È il territorio onirico per eccellenza: abitarlo significa convivere con i ricordi del passato, con i desideri per il futuro, con il proprio corpo. È dove tutto si ferma; il corpo riposa immobile mentre le immagini, dietro agli occhi, galoppano.

LA FIGLIA E IL PADRE - La figlia e il padre vi abitano, l’una per costrizione, l’altro per sfinimento. La claustrofobia dello spazio fisico si riflette in un infinito gioco di specchi opachi con l’inevitabile claustrofobia dello spazio mentale. «Cosa sono io se non sono parole? Sono spazio vuoto». La figlia cerca la propria libertà nella prigionia attraverso parole dolci che sfuggono, il padre cerca di nascondersi dalla realtà rivivendo ricordi passati, deformati e triviali. Le parole dei due personaggi riempiono i silenzi assordanti mentre cercano di liberarsi da un vuoto soffocante. La figlia, corpo morente, lotta per vivere; il padre, stracolmo di vita, cerca la fine. Ma il fondo dell’altro può essere accolto solo mostrando il proprio.

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