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"Alex Tonti: influencer". Ecco la storia del Tiktoker di Cesenatico

"Alex Tonti: influencer". Ecco la storia del Tiktoker di Cesenatico

In un'intervista esclusiva a Cronaca Diretta l'influencer ha svelato alcuni consigli per diventare famosi su internet

di Giacomo Zito

ROMA - Si presenta con video sui social in cui fa cose assurde e innovative, che piacciono molto ai suoi coetanei, tanto da avere più di 200mila follower su TikTok e quasi 60mila su Instagram. Stiamo parlando di Alex Tonti, classe 2000, l’influencer più famoso di Cesenatico. La redazione di Cronaca Diretta lo ha incontrato per una chiacchierata in esclusiva sulla sua vita, parlando delle sue origini e dei progetti per il futuro.

Raccontaci un po’ da dove vieni...

Sono nato a Rimini il 7 ottobre del 2000. Mia mamma fa l’insegnante di asilo e il mio babbo fa lo chef, quindi praticamente tutti e due fanno qualcosa che ha poco a che fare con le mie aspirazioni. Per i primi 10 anni della mia vita ho vissuto a Bellaria Igea Marina, piccolo comune in provincia di Rimini. Ho fatto le medie là ma ho capito presto che non era il posto che faceva per me. Le persone sono molto poco legate al mondo dei social, al mondo imprenditoriale. Quindi poi ci siamo spostati a Cesenatico, molto vicino a Bellaria. Ma anche lì non è che siano cambiate molto le cose su come la gente mi guardava.

Poi cosa è successo?

Quando ero a Bellaria, alle medie, non è che pensassi molto al mio futuro. Volevo fare lo youtuber e ho iniziato a fare qualche video sul gaming e cose così. E la gente mi vedeva e diceva: “Ma che sta facendo questo qui?”. Ovviamente all’epoca non ero nemmeno bravo, lo devo ammettere, ma comunque sia nessuno nasce imparato. Quindi poi ho deciso di lasciare tutto e ho continuato la scuola fino al 2018, quando ho conosciuto Nick Barbiani, un ragazzo del 2002 di Riccione. L’ho conosciuto perché lui faceva il cameraman per un videoclip musicale di trapper, artisti emergenti nella zona, mentre io ero stato chiamato per apparire nello stesso videoclip. In qesta villa dove ci siamo conosciuti lui mi ha parlato un po’ di sé e mi ha detto che aveva 100mila follower su TikTok (quando aveva appena cambiato nome, prima si chiamava musical.ly). Al che io mi sono gasato e ho cominciato a considerarlo come una star dato che all’epoca chi aveva 100mila follower su TikTok era davvero conosciuto. Vedevo che la gente lo fermava per strada e io non me ne capacitavo. Quindi siamo diventati amici e mi ha insegnato un bel po’ di cose, fino a quando non ho iniziato anch’io nel 2019 a impegnarmi sui social. Ma mi ci impegnai talmente tanto che proprio quell’anno mi bocciarono a scuola. Una cosa che, in realtà, mi ha portato comunque a delle svolte positive. La parte negativa fu che per i miei fu un trauma soprattutto per mia madre, lei che quando andava a scuola era bravissima al punto da finire sui giornali locali. D’altra parte però è stato un anno che mi ha aiutato molto a crescere sui social. Il 31 dicembre del 2019 già contavo su TikTok 200mila follower mentre erano 23mila su Instagram. Il che mi ha aiutato molto al livello di sbocchi lavorativi. Nell’estate del 2019, mentre vedevo che crescevo di follower, mi rendevo anche conto che la gente cominciava a vedermi in maniera diversa, anche perché qui in zona non c’è nessuno che fa quello che faccio io. Quindi sono diventato il ragazzo più popolare qui in giro. Se ad esempio adesso cerchi su Google “chi è il ragazzo di Cesenatico più popolare su TikTok” ti esce il mio pannello con scritto “Alex Tonti, influencer”.

Solo una precisazione: quando hai cominciato ci dicevi che all’inizio ti guardavano tutti un po’ male per quello che facevi. Ma valeva lo stesso anche per i tuoi coetanei?

Sì, certo, soprattutto i miei coetanei. Perché comunque tutt’ora non c’è nessuno che fa queste cose lì. Essendo poi un paesino e non una grande città come Milano dove una roba del genere è ormai normalizzata, sono sempre stato visto comunque come uno diverso, uno che non segue la massa. Non ho mai avuto la mia compagnia con cui andare in giro, tipo la squadra con cui giocavo a calcio o roba simile, anche perché ho sempre fatto mille sport ma mai calcio. 
Quello che mi ha aiutato nel 2019 è stato l’aver conosciuto un bel po’ di gente che mi ha fatto infine entrare nel cast di Summertime, una serie tv ora disponibile su Netflix. Ho lavorato lì come comparsa, anche perché non ho mai studiato recitazione. 
Nel 2020, quindi, non mi sono concentrato su TikTok anche se, con tutti i video da milioni di visualizzazioni che ho sul profilo, sono aumentato di 50mila follower senza fare molto. Mi sono concentrato quindi su Instagram, dove ho quasi raddoppiato i follower. Ora ho girato già altre cose per Netflix, a breve in uscita, e alcune cose per tv. Poi a breve dovrebbero partire due film, anche se si tratta di progetti ancora non sicuri. Adesso sto studiando molto anche per prepararmi a livello lavorativo. Dopotutto mi sono sempre detto di fare le cose quando posso. Mi sono sempre migliorato, ho sempre studiato per fare le cose a meglio, studiato come fare per aumentare i follower e le iniziative di business management. 

Quindi stai cercando di spostarti più su mondo dello spettacolo e della televisione? E’ una scelta personale o perché pensi che il mondo dei social a livello remunerativo non dia stabilità?

Io mi sono sempre detto che qualsiasi cosa farò sarà sempre collegata col mondo dei social. Non penso che mi definirò mai attore piuttosto che influencer. Ma penso che nella mia vita sarò un po’ tutto: un giorno un attore per un film, domani posso fare il giornalista o quello che è andato in radio, come qualsiasi altra cosa legata al mondo dello spettacolo. Perché in fondo oggi i social sono un po’ lo spettacolo 2.0: fare un film ti fa diventare famoso sui social, così come saper sfruttare bene i social ti permette di avere tante opportunità dal punto di vista lavorativo. Quindi essenzialmente non è solo un crearsi un curriculum, ma saper comprendere che si tratta di un mondo tutto collegato, dove lo “spettacolo” non è come una volta fare solo film o tv, ma è collegato anche e soprattutto ai social.

Il tuo piano di business si concentra più sui social per poi sfociare in altre attività?

Sì, assolutamente. Poi comunque sono sempre molto aperto ad altre attività e opportunità che mi si possono aprire nel tempo sia nell’ambito dello spettacolo che in quello del business online. Un giorno magari investo in criptovalute e il giorno dopo vado a presentarmi a un provino per uno spettacolo. All’inizio è importante fare la gavetta, così da poter mettere sul curriculum nomi come Rai o Netflix, poi si vede. Il fattibile adesso lo faccio, e spesso cerco di fare anche di più.

Hai notato invece un cambiamento da parte di chi prima ti vedeva in un certo modo una volta che sei diventato famoso?

Sì. Se prima mi guardavano storto ora mi guardano e basta. Loro sono persone che parlano, mentre io sono una che agisce. Non mi interessa più di tanto di rispondere al mezzo insulto o al commento negativo. Mi viene solo da dire che io sto vivendo la mia vita, e la sto vivendo al meglio. Poi comunque sia essere quello che sono, in un Paese in cui nessuno lo fa, ha i suoi grandi vantaggi. 

Non avendo la partita iva adesso non è che ci guadagno, ma avere l’entrata gratis ai locali, i vestiti gratis, gli hotel gratis, a livello di pubblicità va a crearti una situazione di privilegio. Ed esser visto così dagli altri ti fa apparire come una persona privilegiata, non “migliore” ma comunque con dei benefici.

Per quanto riguarda il tuo rapporto con TikTok, potresti raccontarci come hai mosso i tuoi primi passi? 

Naturalmente all’inizio mi vedevo molto con Nick e vedevo quello che faceva lui. I primi tempi mi ha aiutato molto devo dire. Poi mi sono messo a studiare il social, perché sono una persona che progetta e organizza molto, e ho capito che su TikTok diventi virale se ti inventi qualcosa di nuovo. Perché se ti metti a copiare gli altri sei visto un po’ come quello che “ah lui è uno che copia”. Mentre se ti metti a inventare cose nuove, ti metti a progettare il tuo target, ti seguiranno come quello che “ah te sei quello che fa quella cosa lì”. E rendi unico il tuo genere.

Io ad esempio sono iniziato a diventare virale, quindi con video che superavano il milione di visuals, con dei miei video dove facevo delle cose nei centri commerciali, come magari, entri in un centro commerciale e metti musica a tutto volume sulla cassa, entri e tiri un urlo...insomma tutte cose che quando gli altri ti guardano, pensano: “Ah cavolo ma questo è un matto”. Mentre nel tempo continuavano ad aumentare i commenti. 

Un’altra cosa che mi ha dato molto successo erano i video in cui mi mettevo a ordinare qualsiasi cosa in qualsiasi posto, come pizzerie o gelaterie, e una volta ricevuto il prodotto urlavo una cosa del tipo: “Ma è buonissimo!”. Davanti praticamente al tipo che me lo aveva appena consegnato e dopo aver appena tirato un morso di cattiveria. E la gente diceva: “Ma questo è matto”. Ecco, tutte queste cose sono stupide ma in realtà dietro c’era un semplice montaggio; non urlavo veramente in faccia a nessuno. E la gente nel frattempo diceva: “Ma cavolo questo è assurdo”.

Tornando alla questione sui social, ti muovi principalmente su Instagram e TikTok, giusto?

Sì, ho anche altri social però che hanno anche il “verificato” con il bollino blu, per intenderci. Ma insomma li utilizzo molto di meno. Uno su cui mi muovo un po’ di più è 21buttons, un sito in cui si parla di roba di moda e di outfit. In pratica nei tuoi post puoi linkare il sito dove hai comprato il vestito usato in quel post. Lì ho 42mila follower, con il verificato. Poi ho anche Triller, una roba tipo TikTok che si usa molto in America, dove anche lì ho il “verificato”. 

Quindi, mi stavi dicendo, adesso hai deciso di iniziare a studiare meglio una strategia di social media management?

Sì, in pratica il marketing di tutto quello che si produce sui social. Quindi tutto quello che riguarda il mondo di social media management, influencer marketing, campagne pubblicitarie, affiliate, network marketing...e non solo. C’è anche tutto quello che riguarda gli investimenti online e così via. Ma sono tutte cose da prendere con le pinze e che io sto affrontando con molta cautela, andando a chiedere a molta gente che già ce l’ha fatta. L’obiettivo entro fine anno è: capire se mi conviene aprire un azienda e lavorare come libero professionista, con una partita iva, e iniziare a lavorarci molto più seriamente, a livello molto più imprenditoriale.

Sempre puntando sul tuo profilo?

In parte sì, ma non solo. E’ un insieme di cose: il social media manager, che gestisce il profilo di un altro, fare più film possibili, muoversi in più ambienti possibili senza porsi limiti. A me ad esempio se una cosa mi piace la faccio, punto.

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