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Calcio, la FIFA controlli la ripresa: il calciomercato non sia sciacallaggio

Calcio, la FIFA controlli la ripresa: il calciomercato non sia sciacallaggio

I club più abbienti potrebbero comprare sottocosto un calciatore valutato più del doppio durante il periodo precedente allo stop per la pandemia

di Matteo Spinelli

ROMA - «Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti», parola di Arrigo Sacchi. Una frase che, di questi tempi, sembra più che attuale. Anzi, forse il calcio non è più neanche catalogato tra le cose meno importanti. Dallo scoppio dell’emergenza coronavirus, infatti, lo sport – ed in particolar modo il calcio – sta trovando uno spazio di rilievo tra le cronache nazionali ed internazionali.

La Francia ha deciso di porre fine alla Ligue 1, nominando (non senza polemiche) il Paris Saint Germain campione. Inghilterra e Spagna, dati alla mano, stanno cercando di analizzare la situazione per capire se e quando riprendere. Guardando in casa nostra, invece, la situazione è più intricata che mai. Se da una parte le società (quasi tutte) spingono per la ripartenza, dall’altra il Governo non sembra convinto al 100% che la strada giusta da seguire sia quella del via libera. Una questione spigolosa – in pieno italian style – da affrontare al più presto, prendendo una decisione; in un verso o nell’altro.

Ovviamente, oltre al lato umano e sanitario, va considerato anche quello economico. Il calcio, infatti, non è solamente quello dei contratti faraonici di Cristiano Ronaldo, Leo Messi o Neymar. Tutta la struttura – tra giornalisti, addetti ai lavori, inservienti ed affini – produce un indotto importante, che verrebbe danneggiato nel caso in cui si dicesse “stop” e non venisse attuato un piano a salvaguardia delle categorie sopraelencate.

Scavando nell’aspetto economico, però, c’è anche un altro fattore – sicuramente meno sociale e più “materiale” – da prendere in considerazione. Gli esperti di calciomercato e finanza calcistica, nei giorni scorsi, hanno ampiamente dimostrato come il lockdown calcistico abbia, di fatto, svalutato il valore delle squadre, andando ad incidere anche sul cartellino dei singoli calciatori. Se da una parte questo potrebbe essere visto come un bene – che potrebbe in un certo qual senso calmierare il prezzo dei calciatori, ormai arrivato a cifre imbarazzanti – va analizzato anche un altro aspetto. La svalutazione di alcuni giocatori, dettata non dalle prestazioni sportive ma solamente dalla situazione di stallo, potrebbe creare un forte squilibrio (maggiore di quello già esistente) tra le squadre.

Club come Manchester City, Paris Saint Germain, Real Madrid o Barcellona – solo per citare alcune delle più ricche squadre europee – potrebbero comprare sottocosto un calciatore valutato più del doppio durante il periodo precedente allo stop per la pandemia. Tutto questo creerebbe, inevitabilmente, un ulteriore spaccatura tra club di prestigio e squadre che, ogni anno, cercano di emergere. Una situazione sicuramente da non sottovalutare, soprattutto in un periodo storico come questo dove Fair Play Finanziario, ripartizione equa dei diritti tv e questione etica economica sono termini all’ordine del giorno.

La speranza è che i massimi organismi calcistici mondiali – FIFA in primis – possano vigilare sull’operato dei club, cercando di stabilire quel concetto di equità e giustizia tanto ricercato (almeno a parole). La regolamentazione del calciomercato post lockdown, in tal senso, potrebbe sicuramente aiutare e chissà che, per una volta, impedire il trasferimento dei calciatori per un anno non possa aiutare e ridefinire, con maggior calma e precisione, il reale valore di ogni singolo calciatore.

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