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Cile, compiuti 50 giorni dall'inizio della protesta

Nuova manifestazione contro il governo per chiedere dei cambi radicali

di Giacomo Zito

ROMA - Tornano in piazza i manifestanti contro il governo di Sebastián Piñera, affinché vengano attuate delle “misure profonde” per il cambiamento nel Paese. A 50 giorni dall’inizio delle proteste sono ancora in migliaia a scendere nelle piazze, in particolare a plaza Italia, epicentro delle proteste di queste settimane.

LE PROTESTE - È dal 18 ottobre,  infatti, che in Cile si manifesta contro il sistema politico ed economico del governo di Sebastián Piñera. La scintilla della cosiddetta “Rivoluzione dei 30 pesos” era scoppiata, appunto, per l’aumento di 30 pesos della metropolitana di Santiago. Dal giorno dell’aumento, la capitale ha visto scendere in piazza migliaia di studenti, tradizionalmente molto attivi in politica. Insieme a loro, superata la prima scintilla, si sono sommati vari settori della società civile. La protesta, così, si è ampliata, rivelando il malessere generalizzato in uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina. 

I MAPUCHE - Come in Ecuador, anche in Cile si sono sommati alla rivolta, sin da subito, i popoli indigeni. Il popolo Mapuche, dal sud del Paese, ha ingrossato le fila dei manifestanti ampliando le ragioni della rivolta. Da questioni economiche a necessità sociali, il popolo cileno ha trovato una piattaforma di lotta comune e perseguito un obiettivo principale: cambiare la Costituzione. La risposta del governo di Piñera si è mossa su due fronti. Mentre il presidente cercava degli spiragli di dialogo con il popolo della piazza, la polizia caricava i dimostranti. Come risultato ci sono più di 20 morti registrati, centinaia di feriti e migliaia di detenuti. Alla violenza di alcune frange di manifestanti ha risposto la violenza generalizzata delle forze dell’ordine. 

IL SIMBOLO - La foto di una ragazzina che fa la linguaccia ai poliziotti che la caricano su una camionetta è divenuto il simbolo dello sproporzionato uso della forza da parte della polizia. Alla fine anche il presidente l’ha ammesso, chiedendo ufficialmente scusa. Varie organizzazioni internazionali, oltretutto, avevano già espresso preoccupazioni sull’utilizzo delle forze armate sui civili. Nonostante ciò, esponenti del governo continuano a minimizzare le ragioni della rivolta e cercano di spostare l’attenzione sui gruppi più violenti. 

LA RISPOSTA - Come risposta alle istanze del popolo cileno, Piñera ha già proclamato numerosi cambi. Il biglietto della metro rimarrà al prezzo originario e, per il 2020, ha indetto un plebiscito nazionale per cambiare la Costituzione del Cile, ancora ancorata ai valori dell’ex dittatore Augusto Pinochet. Ma i manifestanti non sembrano essersi accontentati. I Mapuche chiedono più rappresentanza e diritti, i lavoratori stipendi più alti e maggiori agevolazioni. Tutto il popolo della piazza chiede un cambio strutturale di un sistema-paese che ha portato svantaggio a molti e privilegi solo a pochi.

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