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Coronavirus e teatro, va in scena il sostegno sociale

Coronavirus e teatro, va in scena il sostegno sociale

Associazione italiana “Oltre le Parole” già capofila progetto Ue

di Federico Marconi

ROMA - «L’OMS e il Ministero della Salute hanno recentemente pubblicato notizie sugli effetti psicologici della quarantena e del post pandemia da Covid-19: paure, perdite di controllo, stigma sociale per soggetti particolarmente vulnerabili. Parliamo di anziani, stranieri, individui con predisposizioni psicologiche, nonché conseguenze ‘di ritorno’ per i soggetti che sono (stati) in prima linea nel combattere la pandemia (infermieri, medici, sanitari in generale) e di conseguenza visti come possibili “untori” dalla gente comune. Il Teatro sociale potrà essere nei prossimi mesi uno strumento importante di inclusione, partecipazione ed integrazione sociale».

DELFA - Ad esserne convinto è Pascal La Delfa, drammaturgo, regista, docente e conduttore di laboratori teatrali, presidente dell’associazione “Oltre le Parole” di Roma, capofila di un progetto dell’Unione europea (www.restore-project.com) partito a fine 2019 – quantomai attuale in questo momento - il cui obiettivo è definire a livello europeo ambiti, metodologie e competenze degli operatori di Teatro sociale per combattere il rischio dell’esclusione sociale.

L'ASSOCIAZIONE - L’associazione, fondata nel 2003, ha messo a disposizione i suoi esperti per realizzare dei progetti di “teatro nel sociale” (www.teatrocivile.it) nel territorio in nell’immediato, per aiutare i soggetti più vulnerabili nel superare le paure e le difficoltà post quarantena ed evitare discriminazioni e isolamenti: il tutto attraverso le arti e il teatro in particolare. Una risposta a chi pensa che il teatro e l’arte sia solo mezzo di “divertimento”, un’opportunità per alcuni lavoratori dello Spettacolo di rimettersi in gioco approfondendo le proprie competenze: il teatro è sociale.

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