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Che cosa è l'analisi del rischio

Che cosa è l'analisi del rischio

Se ne parlerà Giovedì 17 ottobre all''Hotel Albani di Firenze al XXIV Confegno organizzato dallo Studio Carlo Liugi Ciapetti

di Alessandro Bertirotti

 

Ci si potrà chiedere il perché mi interessa questa materia, l’“analisi del rischio bene”, perché in apparenza il tema ricorda aspetti economici e finanziari del nostro capitalismo, ma non va dimenticato che il mio interesse di antropologo concerne e studia l'essere umano sotto diversi punti di vista, nei suoi comportamenti all'interno della società in cui vive. Per saperne di più ho voluto andare alla fonte di questa definizione, ponendo alcune domande a Carlo Luigi Ciapetti che la introdusse nel lessico corrente nel 1990, con il suo primo convegno sul “Rischio bene nel leasing” dopo aver iniziato nel 1982, al termine di una lunga carriera internazionale nel nascente settore dei computer, una professione basata proprio su questa materia da lui fondata e definita scientificamente.

In primo luogo, che cos’è l’analisi del rischio?

L’espressione parla da sola, ma è necessario definirla meglio nella sua genesi e nella sua valenza attuale. Quando scelsi di dedicarmi a questa professione, al mio rientro in Italia, lo feci perché un amico che lavorava in una società di leasing mi disse che abbastanza spesso si trovavano a dover costatare di aver subito delle vere e proprie truffe da parte dei fornitori cui avevano acquistato i beni strumentali – di ogni tipo, dalle auto ai torni, ai telai tessili e via elencando – chiesti loro dai clienti, e con cui avevano stipulato dei contratti, diventando i conduttori degli stessi beni. Cominciò così la mia “avventura” in un campo fino ad allora per me quasi del tutto sconosciuto, effettuando una serie di controlli sul bene oggetto della richiesta di leasing: questi andavano dall’accertamento della sua effettiva validità nel contesto produttivo specifico, al controllo della congruità del suo prezzo rispetto a quello corrente di mercato e si estendevano poi alla verifica della referenzialità positiva delle parti, ossia del fornitore e del proponente conduttore. Analisi del “rischio bene”, appunto, volta a proteggere le società di leasing da malversazioni e truffe, un lavoro impegnativo e non facile, ma negli anni ’80 la situazione era comunque assai diversa da quella del periodo successivo e totalmente diversa rispetto a quella attuale.

Quali sono stati i cambiamenti e qual è la situazione attuale?

Il primo cambiamento fu rappresentato dalla modifica del codice di procedura penale, avvenuta nel 1989, che – di fatto – rese impunibili alcuni reati, come la truffa: divenne così economicamente dannoso perseguire questo reato, anche in considerazione dei tempi lunghi del sistema giudiziario, facendone aumentare la rilevanza numerica e rendendo impossibile una tracciatura dei suoi protagonisti. Si complicò notevolmente il mio lavoro. Il secondo cambiamento fu rappresentato dall’entrata in vigore della legislazione antinfortunistica europea, avvenuta formalmente con l’inizio del 1995, ma di fatto completatosi negli anni successivi, con un lungo intermezzo “grigio” pieno di violazioni. Questa normativa, penalizzata anche da una traduzione che sembrava spesso condizionata da interessi commerciali, dava in certi casi ai fornitori la possibilità di vendere beni strumentali non conformi, mentre le disposizioni legislative di recepimento ponevano penalmente e civilmente a carico delle società di leasing, come proprietarie, ogni possibile violazione. Nell’analisi del “rischio bene” fu quindi necessario aggiungere ai controlli prima citati anche quelli relativi alla regolarità certificativa dei beni, una specializzazione che richiese molto impegno e che fu comunque brillantemente acquisita dalla Dottoressa Valeria Succi, divenuta nel frattempo mia collega. In quanto al periodo attuale, devo rilevare come la crisi iniziata nel 2000 con la progressiva estinzione di alcuni dei settori produttivi – tessile, maglieria, vetro, pressofusione e altri – e successivamente aggravatasi nel 2008 con la recessione economica, abbia fortemente limitato la disponibilità del sistema bancario ad effettuare finanziamenti. Ciò è venuto a ricadere in maniera assai pesante sul “sistema leasing”, con una forte presenza di richieste per operazioni fraudolente – molto ben mascherate – alla ricerca di una liquidità altrimenti indisponibile. E il nostro lavoro è diventato ancora più complesso e difficile, dovendosi estendere in molti casi anche a controlli trasversali e ad accertamenti in loco con sopralluoghi tecnici peritali.

Cosa ne è delle operazioni che, accertate, possiedono un rischio eccessivo?

E’ sconcertante pensare che negli anni ’80 la percentuale numerica non superava il 3% mentre oggi si aggira sul 25%, anche se abbiamo registrato punte assai superiori in alcuni recenti periodi. Ma è ancora più sconcertante l’aver costatato che molte delle operazioni da noi valutate negativamente in termini di rischio sono state comunque effettuate da società di leasing diverse da quella cui avevamo dato il nostro parere. Gli operatori del mio studio sono soliti dire che “un’operazione di leasing, per quanto cattiva, trova sempre una mamma!”. Va anche detto che spesso queste operazioni vengono sollecitate dalle banche proprietarie, quando non vogliono impegnarsi direttamente, ovviamente condizionando molto alcune operazioni. Su richiesta di alcune società di leasing, nel 1997 costituimmo la Servicons Srl – oltre a me ne sono soci altri due periti del mio studio: la Dr.ssa Valeria Succi, amministratore unico, e la Rag. Stefania Scarangella, mia collaboratrice fin dal 1990 – organizzata per offrire alle società di leasing servizi di analisi del rischio bene in outsourcing, personalizzati con riferimenti parametrici predefiniti. Il problema era stato così risolto, perché in questo modo la risposta che forniamo “deve” essere assunta con valenza decisoria dagli operatori d’istruttoria e per poter scavalcare un nostro “NO” è necessaria una esplicita autorizzazione formale della dirigenza.

In che termini considerate la vostra attività?

Nel contesto specifico dell’attività parabancaria del leasing, la nostra attività ha un’importanza determinante e rappresenta una scelta ben definita. Da una parte, la possibilità di profitto, pur legata all’andamento economico, dall’altra una probabilità di perdita certa o quasi certa. Poiché tutte le società di leasing sono possedute da banche, il discorso si estende anche al di fuori di questo contesto specifico, e appare del tutto applicabile a molte forme dell’intervento bancario. Nel suo rapporto annuale sull’Italia, Il Fondo Monetario Internazionale rileva che, anche se la recessione sembra stia per finire, non appare possibile che la crescita economica e le riforme necessarie possano essere sostenute da un sistema bancario spaventosamente gravato da crediti rivelatisi inesigibili (derivanti da operazioni per le quali a suo tempo non fu adeguatamente analizzato e valutato il rischio). Specializzato in questo settore da oltre 30 anni, ho quindi voluto dedicare il mio Convegno annuale all’approfondimento dell’analisi di rischio, con lo scopo di portare un fattivo contributo all’aggiornamento formativo, non solo dei dirigenti e degli operatori delle società di leasing italiane ma anche, mi auguro, delle banche loro proprietarie. L’entropia sociale in cui si trova adesso l’Italia – che va tuttavia considerata come una parte di un mondo che presenta per altri versi analoghe forme di disordine organizzato – impone un diverso approccio metodologico all’analisi di rischio, rispetto a quello finora usato, perché la velocità dei cambiamenti e la disponibilità delle informazioni – anche le più riservate – agisce a tutto favore di chi intenda far soldi facili. L’esperienza, per esempio, ci ha insegnato a cominciare il nostro lavoro non più dalla prima pagina della pratica riguardante un’operazione ma bensì dall’ultima, a non tener più conto di referenze, listini e statistiche già acquisiti in precedenza, perché si deve ricominciare tutto daccapo. Abbiamo imparato, soprattutto, che non esiste un “sistema” assumibile per l’analisi del rischio: se si vuole giungere ad un risultato attendibile, ogni giorno e per ogni operazione va inventato un sistema nuovo.

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