Nessun accorpamento delle festività, in quanto "i risparmi di spesa non sono garantiti", come si legge sul comunicato ufficiale del Consiglio dei Ministri. Il passo indietro riguardo il provvedimento deriva anche dal problema dell'autonomia contrattuale, la quale in caso di accorpamento delle festività porterebbe "il risultato di aumentare la conflittualità tra lavoratori e datori di lavoro", nella stessa nota. La riduzione delle province, però, è verità, vista l'approvazione dei criteri presenti nella circolare, secondo i quali il numero di province scenderebbe a 40 e il numero delle città metropolitane a 10. "I nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati", specifica il Consiglio dei Ministri. Per la legge che renderà realtà questa soppressione bisognerà attendere, ma "Ppntiamo a concludere il processo normativo entro il 2012" - ha precisato il ministro Filippo Patroni Griffi - ma si può fare anche prima".