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Esclusiva Cronaca Diretta, Erica Battaglia: «La delibera 140 crea seri problemi al sociale»

Esclusiva Cronaca Diretta, Erica Battaglia: «La delibera 140 crea seri problemi al sociale»

L'ex consigliere comunale in Campidoglio: «Sta creando una serie di determini di sfratto a quasi 500 tra associazioni culturali no profit»

di Giulio Calenne

ROMA - Erica Battaglia, ex consigliere comunale in Campidoglio ed ex presidente alle Politiche Sociali, attuale rappresentante del Forum Pd Roma Politiche Sociali, ci aiuta a capire che cos’è la delibera 140. Una delibera dell’ex Giunta Marino che attualmente sta creando seri problemi a tutte quelle realtà della Capitale che si dedicano al sociale; come organizzazioni no profit o centri sociali con precedenti accordi con il Comune.  

Erica in questi giorni si sente spesso parlare della delibera 140, una delibera nata con la Giunta Marino e che sta mostrando i suoi effetti con l’amministrazione Raggi. Ce ne può parlare?
«La delibera 140 nasce per volontà della giunta Marino, nell’aprile del 2015, e dispiega i suoi effetti nefasti sotto il commissario Tronca. Nasce dal tema della riorganizzazione del patrimonio disponibile di Roma Capitale e con difetti di partenza evidenti (secondo me e secondo tutto quello che era il gruppo del Partito Democratico in consiglio comunale). La delibera ricordo è una delibera giunta cheandava completata con un regolamento da approvare in sede di consiglio comunale, ma il regolamento non è mai stato, diciamo, predisposto dagli uffici comunali compenti e la prematura fine dell’amministrazione Marino ha lasciato il provvedimento per quello che era, con l’immediata esecutività». 

Perché il Partito Democratico, che fa delle politiche sociali una delle sue caratteristiche fondamentali, non si è opposto?
«Intanto la Presidente della commissione, che ero io, si è opposta, ma alla fine si è deciso di dare fiducia ed aspettare il regolamento da modificare. Ci chiedevano di attendere il regolamento e di intervenire su quello perché il regolamento è materia di consiglio comunale, dopodiché l’amministrazione Marino è finita prima e non si è avuto altro modo di correggere quelli che erano degli errori che erano già presenti all’interno della delibera di giunta».

QUI IL VIDEO DELL'INTERVISTA

Attualmente la Delibera 140 che problemi sta creando?
«Sta creando una serie di determini di sfratto a quasi 500 tra associazioni culturali e in qualche modo espressioni no profit. In più diciamo che aggrava queste realtà di una richiesta di denari sulla base di affitti di mercato calcolati dal momento in cui le convenzioni sono scadute, come se fosse colpa dell’associazione o di un’organizzazione no profit, che nel 99% dei casi ha fatto richiesta al comune di rinnovo del contratto o della mancata richiesta di rinnovo». 

Com’è possibile risolvere la situazione che si è venuta a creare con la delibera 140?
«Io ho suggerito al sindaco, in una lettera pubblica che ho pubblicato sul mio profilo Facebook, tre mosse. Tre mosse che nel frattempo è intervenuto il Tar del Lazio il 13 marzo scorso che ha, diciamo così, accolto il ricorso fatto dall’associazione Dinamo e intimando al sindaco e quindi alla sua giunta di evitare in auto tutela la riacquisizione del patrimonio pubblico disponibile se questo è in uso sociale o culturale. Quindi ho suggerito al sindaco di ritirare la delibera 140 e di ricominciare un po’ un percorso condiviso con la città. Quindi riscrivere la delibera e soprattutto riscrivere il regolamento perché qui c’è una responsabilità politica; e la bozza di regolamento che sta girando in aula Giulio Cesare, è una bozza di regolamento firmata Movimento 5 Stelle che non risolve il problema, ma anzi aggrava la situazione sia delle associazioni che delle realtà non profit romane». 

Ci sono speranze per le realtà che si dedicano alle classi più disagiate a Roma?
«Io penso che il sociale deve tornare in piazza come fece con Alemanno, e anche ai tempi di Marino, quando si verificarono le condizioni per farlo. E, ad oggi, sono già 10 milioni più o meno il totale dei servizi chiusi in termini di euro. Questa campagna Roma ascolta Roma che viene in qualche modo promossa dall’amministrazione Raggi, all’indomani tuttavia dell’approvazione del Bilancio, a me personalmente non convince. Le scelte con la città si fanno prima dell’approvazione del bilancio e non dopo. La situazione a Roma è grave ed io spero che il mondo del sociale abbia la dignità e l’orgoglio di far sentire la propria voce al di là dello tsunami che l’ha, in qualche modo, investito». 

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