Shadow

Cronaca Diretta - Accendiamo l'Informazione

Shadow

Editoriali

Fake news, il virus del XXI secolo

Fake news, il virus del XXI secolo

Social, chat, immagini, testi e siti internet: sempre più notizie false intasano la nostra quotidianità

di Matteo Spinelli

ROMA - «Una falsa notizia è solo apparentemente fortuita, o meglio, tutto ciò che vi è di fortuito è l'incidente iniziale che fa scattare l'immaginazione; ma questo procedimento ha luogo solo perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento». Così scriveva, all’inizio del XX secondo, il grande storico francese Marc Bloch nella sua opera “La guerra e le false notizie”. Chi l’avrebbe mai detto che, a distanza di 100 anni, Bloch tornasse così attuale se si parla di fake news.

Questo termine inglese indica degli articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o (peggio ancora) distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o di creare scandalo. Negli ultimi periodi, anche a causa del proliferare dei social media, l’espressione “fake news” è stata ripresa ed adattata anche per indicare fenomeni molto diversi tra loro: errori di stampa, bufale, teorie complottiste, concetti satirici utilizzati impropriamente come fonti giornalistiche, la diffusione di notizie non verificate, la propaganda politica e le informazioni false lanciate da siti messi on-line per generare profitti da clickbaiting.

Nel tempo, quindi, il fenomeno “fake news” si è pericolosamente ingigantito, tanto che nella rete sono caduti anche alcuni nomi altisonanti. Attori, uomini politici, volti noti e affini hanno infatti ripreso via social o in altra maniera notizie totalmente prive di fondamento o, in casi peggiori, architettate ad hoc per destabilizzare. Questo è il vero e proprio problema rappresentato dalle fake news: il dilagare incontrollatamente.

Ma questo nemico giornalistico ha più facce: messaggi inoltrati su WhatsApp, foto, articoli, affermazioni di politici o sedicenti esperti. Districarsi diventa difficile anche per i più attenti e in momenti di incertezza come quello che il mondo sta vivendo per la pandemia da coronavirus, il flusso di false notizie diventa incontrollabile. Basti pensare al caso scoppiato per il servizio (datato 2015) della rubrica del Tg 3 “Leonardo”, che molti hanno ricollegato ad una possibile creazione del covid-19 in laboratorio, oppure al post del Ministero della salute su Facebook che, in un momento così difficile, ha dovuto perdere tempo per ricordare a tutti di non fare gargarismi con la candeggina per contrastare il virus (sì, è successo…).

Proprio di questo, però, vanno a caccia gli sciacalli che alimentano (volutamente) le fake news. Va fatta una netta distinzione, infatti, tra chi crea – spesso ad hoc e per interessi meramente personali – una notizia totalmente priva di fondamento e chi la veicola. L’ignaro utente social può cadere nel tranello, magari non preoccupandosi di andare a cercare la fonte o notare se qualcosa non torni tra testo, titolo e data della notizia. Ed il fenomeno, purtroppo, è sempre più in aumento.

Ma come si contrasta tutto ciò? Non avendo ancora misure forti per bloccare alla nascita il problema ed in attesa di trovarle, ci si può quantomeno “arrangiare” con mezzi propri. Prima di prendere per vera, condividere sui social o sulle chat una notizia, basterebbe andare su un qualsiasi browser tipo Google ed inserire la stringa di testo “TITOLO NOTIZIA+FAKE NEWS”. Sempre più siti internet, fortunatamente, stanno infatti cercando di smascherare le notizie false e (il più delle volte) tendenziose. Come dire “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per la giusta e corretta informazione”, se mi permettete la semi-citazione.

data-ad-format="auto">
Scrivi il tuo commentoScrivi il tuo commento

Altre Notizie

Indietro
Avanti
data-ad-format="auto">
data-ad-format="auto">

Editoriale

Silvia Romano, il clamore che non serviva 18 maggio 2020 10:02

Silvia Romano, il clamore che non serviva

Il caso mediato del momento sta scoprendo il lato più brutto del popolo italiano

Silvia Romano, la cooperante di una onlus rapita in Kenya nei pressi del villaggio di Chakama nel 2018, ha fatto il suo rientro in Italia lo scorso 11 maggio 2020, dopo aver trascorso circa 18 mesi...

Leggi l'Editoriale Leggi l'Editoriale

Dalle nostre pagine Social

Spazio Pubblicitario

Il Sondaggio

Serie A, è giusto ripartire?

Risultati