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Greenpeace: torna Plastic Radar

Un WhatsApp per segnalare i rifiuti in plastica nei nostri mari, laghi e fiumi

di Federico Marconi

ROMA – Greenpeace ha riattivato Plastic Radar, il servizio per segnalare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie del mare. Novità di questa edizione la possibilità di segnalare i rifiuti in plastica anche nei nostri fiumi e laghi. 

PER PARTECIPARE - Partecipare è semplice, basta avere un telefono cellulare su cui sia installata l’applicazione WhatsApp e, una volta ritrovato un rifiuto in plastica in mare, spiaggia, fiumi o laghi, segnalarlo al numero di Greenpeace +39 342 3711267 tramite l’applicazione. Per effettuare una segnalazione è necessario inviare a Plastic Radar una foto in cui sia ben riconoscibile il tipo di rifiuto / oggetto e, se possibile, anche il marchio dell’azienda produttrice, insieme alle coordinate geografiche del luogo dove è stato individuato il rifiuto. La chatbot di Plastic Radar porrà successivamente delle domande per reperire le informazioni necessarie per registrare e validare la segnalazione. I dati saranno disponibili in forma aggregata - nell’arco di 24-48 ore - sul sito plasticradar.greenpeace.it  Greenpeace invita tutti i partecipanti a raccogliere i rifiuti, differenziarli e depositarli negli appositi contenitori una volta effettuata la segnalazione.

IL COMMENTO - «Nella nostra recente spedizione di ricerca e documentazione “MAYDAY SOS Plastica” nel Tirreno abbiamo verificato che i nostri mari e le nostre spiagge sono soffocate dalla plastica. Tra i punti più contaminati la foce del Sarno, a conferma che i fiumi sono una delle principali vie di ingresso dei rifiuti in mare. Per questo raccogliamo anche segnalazioni relative alla presenza di rifiuti in plastica lungo fiumi e laghi». dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. «Chiediamo una mano a tutti: insieme possiamo denunciare cosa sta succedendo e accendere i riflettori su una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi»

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