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Editoriali

Indipendeza Catalogna, tifosi del Barcellona sfidano l'UEFA

I sostenitori balugrana fischiano nuovamente l'inno della Champions League prima della sfida contro la Roma ed espongono bandiere per l'indipendenza

di Matteo Spinelli

BARCELLONA (SPAGNA) – Da sempre, purtroppo, le questioni politiche rischiano di compromettere etica e corretto sviluppo di un’attività sportiva. Sono sempre maggiori i casi, soprattutto nel calcio, nei quali un’idea politica sfocia in un discorso sportivo, deviando il corso naturale del tifo più acceso. Questo è il caso dell’indipendenza catalana. Da tempo, infatti, i tifosi del Barcellona, in primis, manifestano a favore del distacco dalla monarchia centrale di Madrid. Il tutto è sfociato in un vero e proprio scontro tra i sostenitori del club blaugrana contro la UEFA, il massimo organismo calcistico europeo. L’ultimo episodio è andato in scena appena qualche giorno fa, con gli ultras e buona parte del Camp Nou pronta a fischiare l’inno della Champions League, al momento dell’ingresso in campo delle squadre di Barcellona e Roma per il match (CLICCA QUI PER IL VIDEO). Inevitabili, inoltre, molte bandiere della Catalogna, pronte a svettare sulle teste dei tifosi più accesi.

LE CAUSE –  La diatriba tra sostenitori del Barcellona e l’UEFA, però, parte da lontanto. Bisogna risalire al 6 giugno 2015, finale di Champions League tra i blaugrana (vincitori per 3-1) e la Juventus. In quell’occasione i sostenitori Cules hanno messo in bella mostra diversi vessilli inneggianti all’indipendenza della Catalonga sulle tribune dell’Olympiastadion. L’UEFA, però, ha deciso di condannare il gesto, penalizzando il club con 30 mila euro di multa. La decisione, ovviamente, è stata accolta con rabbia dai tifosi del Barcellona, che ora sembrano avere un vero e proprio conto aperto con la massima autorità calcistica continentale.

CAUSA INDIPENDENTISTA – «Le bandiere della Catalogna non sono vietate e non portano alla violenza, rappresentano tanti nostri sostenitori e non solo» ha dichiarato Josep Bartomeu, numero 1 del Barcellona. Sul fronte politico, intanto il Governo spagnolo segna un punto importante verso il blocco del referendum per l’indipendenza. La Corte costituzionale ha infatti deciso sospeso in forma cautelare la mozione del Parlamento di Barcellona, che aveva precedentemente dichiarato aperto il processo verso l'indipendenza.

POSSIBILI SVILUPPI – Nonostante i tifosi più accesi del Barcellona, oltre a quelli di squadre meno conosciute come l’Espanyol, puntino ad una totale indipendenza, gli sviluppi, almeno calcistici, potrebbero essere deleteri per loro stessi. Javier Tebas, presidente della Liga spagnola, non ha usato mezzi termini per la questione: «Il diritto sportivo è molto chiaro: le uniche squadre non spagnole ammesse sono quelle di Andorra». In caso di scissione dalla Spagna, quindi, squadre come Barcellona, Valencia ed Espanyol, solo per citare le più note, si vedrebbero costrette a dover abbandonare la Liga, competizione che da anni arricchiscono sia in termini di gioco, che di incassi.

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