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Innovazione tecnologica per le infrastrutture, Italia ai primi posti

Innovazione tecnologica per le infrastrutture, Italia ai primi posti

A metterlo in evidenza è Sensoworks, la startup italiana specializzata in monitoraggio infrastrutturale supportata da piattaforme multilivello

di Stefania Abbondanza

ROMA - I dati del Primo Rapporto sull’Efficienza Infrastrutturale ideato da Sensoworks —basandosi sull’analisi di dati Istat, Eurostat, Aisre, Unioncamere e Confartigianato— offrono uno spaccato delle politiche e dei risultati nell’ambito dell’efficienza delle nostre infrastrutture e della loro sicurezza, inquadrandolo in un contesto regionale ed internazionale.

LA SITUAZIONE ITALIANA - «Ebbene, dati alla mano, la situazione italiana appare potenzialmente buona: le nostre infrastrutture sono state costruite a regola d’arte ed anche la manutenzione è stata nella maggior parte dei casi adeguata, almeno fino a pochi anni fa. Purtroppo, però, l’ambito delle opere pubbliche è oggi uno dei settori più arretrati nell’introduzione di strumenti ICT» sintetizza Niccolò De Carlo, ceo e co-fondatore di Sensoworks (www.sensoworks.com), la startup italiana specializzata in monitoraggio infrastrutturale supportata da piattaforme multilivello.

LA POTENZIALITA' - L’Italia —insomma— in quanto ad efficienza infrastrutturale si potrebbe posizionare ai massimi livelli europei e mondiali se solo utilizzasse quelle tecnologie oggi largamente disponibili, adatte a fornire una sorveglianza continua ed una conoscenza storica delle opere pubbliche a rischio. 

LE TECNOLOGIE - Tecnologie come quelle sviluppate proprio da Sensoworks, uno dei laboratori di ricerca e sperimentazione più attivi del made in Italy hi-tech, che potrebbero fare la differenza sia in fase di progettazione delle nuove infrastrutture che per le esigenze di quelle già esistenti: strade, ponti, edifici e ogni altro tipo di infrastruttura civile edili, direttamente o indirettamente nella disponibilità della mano pubblica. Per di più con investimenti che porterebbero ad un risparmio rispetto alle ispezioni fisiche e che non rappresenterebbero un vero costo per lo Stato, poiché il sistema infrastrutturale è un fattore chiave per la competitività di un territorio non soltanto in relazione al suo aspetto fisico e trasportistico ma anche in relazione alle sue implicazioni sociali. «L’efficienza infrastrutturale insieme alla sostenibilità delle performance economiche ed all’impatto socio-ambientale di ciascuna attività produttiva garantisce qualità della vita e coesione sociale» sottolinea il ceo di Sensoworks.

IL PARADOSSO - Eppure il nostro Paese non vuole spingere l’acceleratore sulla realizzazione e monitoraggio delle grandi opere infrastrutturali e finisce per guardare il resto d’Europa dall’ultimo posto in classifica. Nonostante l’Italia abbia la percentuale più elevata in Europa di piccole imprese che esportano direttamente, paradossalmente il nostro Paese esprime un indicatore di dotazione infrastrutturale inferiore del 19,5% alla media Ue: 41,8 contro 52. Ed ancora più paradossale è il fatto che l’Italia segna uno dei maggiori indici di intensità di trasporto merci su strada, calcolato rapportando le merci movimentate con trasporto su strada al valore aggiunto nazionale. Il Bel Paese raggiunge infatti un indice dello 0,79 (tonnellate per mille euro di valore aggiunto) ed in regioni come la Liguria questo valore sale addirittura allo 0,96. In definitiva, ottime performance.

LA LIGURIA - Ciò nonostante la Liguria—dove peraltro le piccole e medie imprese sono il 98% del totale del tessuto imprenditoriale— mostra un indicatore di dotazione infrastrutturale del 38,7, di molto inferiore non solo alla media nazionale ma anche a tutta quella di tutto il Nord Italia.

LA BUROCRAZIA - Ulteriore aspetto preso in esame dal Rapporto sull’Efficienza Infrastrutturale di Sensoworks è la burocrazia. Effettivamente, sul divario infrastrutturale influiscono anche i procedimenti burocratici, che in Italia sono quasi sempre farraginosi.

LO SCENARIO ATTUALE - L’attuale scenario è alquanto sconfortante, con investimenti pubblici in opere stradali e del genio civile che —peraltro— negli ultimi 10 anni in Italia hanno registrato un calo di oltre il 20%. L’Italia risulta così ultima in Ue per gli investimenti pubblici, con appena l’1,9% del Pil ed un divario di 0,9 punti rispetto al 2,8% della media europea.

LE INFRASTRUTTURE DA REVISIONARE - Quante sono le infrastrutture che andrebbero subito revisionate? Secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche sarebbero 12 mila. Ma la rete viaria nazionale si perde poi nelle complesse ed articolate competenze di Autostrade, Anas, Regioni, Province, Comuni e via dicendo. Non essendo mai stato funzionante il catasto delle strade non si può conoscere il numero esatto di ponti, viadotti e gallerie e non è possibile sapere quante di queste infrastrutture abbiano raggiunto livelli preoccupanti di degrado. Ma secondo le stime di Sensoworks in Italia i ponti sarebbero circa 1,5 milioni e calcolando poi le campate di ciascun ponte si arriverebbe già così a 4 milioni di strutture da revisionare. Quante sono quelle sotto monitoraggio? Appena 60 mila, monitorate con i vecchi sistemi delle ispezioni. «Eppure i controlli “statici” portano a creare situazioni di allarme ed anche gravi diseconomie molto spesso innecessarie» commentano gli ingegneri di Sensoworks. Di queste 60 mila infrastrutture qualcosa sappiamo ed è già una buona cosa. Delle altre, invece, non sappiamo quasi nulla. Qui le nuove tecnologie potrebbero dare un contributo risolutivo, consentono interventi su larga scala ed in continuo, con acquisizione automatica dei dati e gestione da remoto, permettendo di monitorare grandezze fisiche, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

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