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La fisica utilizzata per spiegare i quadri di Pollock

La fisica utilizzata per spiegare i quadri di Pollock

Grazie allo studio sulle leggi dei fluidi sarà possibile riprodurre le opere del celebre pittore

di Martina Turco

ROMA - Sembra assurdo eppure la fisica riesce a stupire sempre di più. Ora, grazie all’applicazione delle leggi dei fluidi sui dipinti di Jackson Pollock, si potrà riuscire a conoscere la distanza e l’intensità dei getti delle sue famose pennellate per riprodurle esattamente come faceva l’artista. 

LO STUDIO - A dimostrare la fattibilità di queste affermazione è stato pubblicato uno studio sulla rivista Plos One condotto da Roberto Zenit, della Brown University, in collaborazione con l’Università autonoma del Messico. Per riucire a riprodurre i quadri, gli studiosi hanno riprodotto la tecnica di Pollock con un apparato composto da varie siringhe. Tra le scoperte avvenute grazie all comparazione tra i quadri e le appurate leggi dei fluidi, si è, ad esempio, potuto appurare a quale distanza e con quale intensità il pittore dirigesse le sue pennellate, affinché si creassero determinate forme astratte ben note al grande pubblico.  

L’ACCURATEZZA - «Come tutti gli artisti, - afferma Zenit - anche Pollock ha attraversato una lunga fase di sperimentazione per perfezionare la propria tecnica pittorica. Quello che abbiamo cercato di scoprire nel nostro studio sono le conclusioni cui Pollock giunse nel corso delle sue sperimentazioni. La ricerca dimostra che il suo modo di dipingere era accurato e che i suoi movimenti erano ben studiati per evitare - ha concluso - di riprodurre alcune instabilità dei fluidi, legate alla loro viscosità, quando sono applicati a una superficie».

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