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La soluzione di Trump al conflitto israelo-palestinese

La soluzione di Trump al conflitto israelo-palestinese

Una via di conciliazione considerata illegale dall'Onu e rifiutata da Hamas

di Giacomo Zito

ROMA - «È giunto il momento di una svolta storica» tra Israele e Palestina. Così Trump annuncia il suo piano per portare la pace in un conflitto che va avanti da più di 50 anni. La “svolta” consisterebbe nella creazione di uno Stato palestinese ad alcune condizioni, a cui Hamas ha già detto di no. 

LE CONDIZIONI - La proposta di Trump consiste nella creazione di uno Stato palestinese con capitale a Gerusalemme Est, mentre Gerusalemme dovrebbe rimanere capitale dello Stato di Israele. Verrebbero stanziati, inoltre, 50 miliardi di dollari in favore dei palestinesi. Il premier israeliano ad interim Benyamin Netanyahu, intanto, ha posto anche le sue condizioni: riconoscere Israele come uno Stato ebraico, accettare la sovranità israeliana sulla Valle del Giordano e la sovranità della stessa su tutta Gerusalemme. 

LA RISPOSTA - Nonostante, quindi, Netanyahu si è detto pronto a negoziare con i palestinesi un «cammino verso un futuro Stato», Hamas ha risposto negativamente. «Gerusalemme sarà sempre una terra per i palestinesi. I palestinesi fronteggeranno questo Piano e Gerusalemme resterà sempre terra palestinese», ha comunicato il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri. Della stessa opinione anche il presidente palestinese Abu Mazen, secondo cui «Gerusalemme non è in vendita».

L’ONU - Sulla questione dell’annessione della valle del Giordano, nel nord del mar Morto, è intervenuta anche l’Onu. Secondo l’organismo internazionale, questo procedimento è illegale e toglierebbe il controllo dei palestinesi su quasi un terzo della Cisgiordania. 

IL FUTURO - Semmai dovesse essere attuato, questo programma potrebbe portare a una nuova escalation di violenze, in una regione già martoriata da 50 anni di conflitto e che non riesce a trovare una soluzione condivisa.

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