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Le donne, in Europa, guadagnano meno degli uomini

Le donne, in Europa, guadagnano meno degli uomini

Nonostante i princìpi, continua a esistere un forte divario salariale, eppure i benefici non sarebbero pochi

di Giacomo Zito

ROMA - In Europa persiste il divario salariale tra i sessi. La media si sta abbassando, ma continua a esserci una forte disparità in tutto il continente. Tutto questo succede nonostante i princìpi fondanti dell’UE parlino chiaro, almeno secondo quanto scritto nel Trattato di Roma del 1957. Il Parlamento europeo ha chiesto continuamente delle misure da attuare per colmare il divario, l’ultima volta proprio una settimana fa in plenaria.

I DATI - Nell’Unione il divario retributivo di genere varia ampiamente. A sorpresa, i Paesi in cui si registra la percentuale più alta sono Estonia (25,6%) Repubblica Ceca (21,1%), Germania (21%), Regno Unito (20,8%), Austria (19,9%) e Slovacchia (19,8%), secondo i dati raccolti nel 2017. L’Italia, invece, si posiziona tra i Paesi con la percentuale più bassa (5%) poco sotto il Belgio, a pari merito con il Lussemburgo e poco sopra la Romania (3,5%).

LA SPIEGAZIONE - I dati, però, non bastano per spiegare se c’è effettiva parità di genere ed è necessario dare una spiegazione. Un minore divario retributivo di genere, infatti, non è detto che corrisponda a un maggiore livello di uguaglianza. Questo accade perché in alcuni Paesi i divari retributivi più bassi corrispondono solo a una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Nei Paesi con il divario più ampio, invece, è possibile che ci sia un’elevata percentuale di donne che svolge un lavoro part-time o che si concentri in un numero ristretto di professioni.

STIME - Oltre a essere un problema di giustizia sociale, il divario salariale di genere dovrebbe essere combattuto anche per stimolare l’economia. Secondo alcune valutazioni, la riduzione di un punto percentuale del divario retributivo potrebbe portare anche all’aumento del PIL dello 0,1 %.

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