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Loïs e l'abito: evoluzione culturale di un indumento

Loïs e l'abito: evoluzione culturale di un indumento

Matilde di Pumpo, direttore creativo della maison pugliese LOÏS raccoglie l’eredità dei grandi maestri

di Bianca Franchi

MILANO - Il percorso storico della moda e del costume, altro non è che lo specchio del pensiero umano. Dall’antica Roma al ventesimo secolo, gli abiti rappresentano idee, rivoluzioni e controrivoluzioni. Lo stile si autoalimenta grazie alla creatività e al genio di maestri sarti e couturier che nel corso dei secoli si sono distinti per la loro innovazione. L’evoluzione dell’abito femminile è inestricabilmente legata al contesto socioculturale di ogni periodo: il ruolo e lo status di una donna sono da sempre evidenti nel look e nel portamento, il suo aspetto ha storicamente rappresentato ciò che era: una figura naturale, armoniosa e libera.

LA CREATRICE - Matilde di Pumpo, direttore creativo della maison pugliese LOÏS raccoglie l’eredità dei grandi maestri e attraverso progettazione, analisi, studio e reinterpretazione adotta un concetto diverso dell’utilizzo dell’abito. L’abito per Matilde è una idea ed uno stile di vita che deve essere per la donna che lo indossa uno strumento per raccontare di sé e di come vive la sua vita.

L’ABITO - L’abito di LOÏS ritorna ad essere un “bene prezioso” che deve restare nell’armadio per tutta la vita. Ed è altresì comunicazione e manifestazione della propria identità e soprattutto della propria libertà. Come diceva Coco Chanel l’abito deve essere comodo e confortevole, indossabile da mattina a sera, al lavoro, o per un pranzo con le amiche. L’abito deve essere utile e permettere in un solo gesto, di essere eleganti e a proprio agio. Gli abiti della collezione LOÏS grazie alla verve creativa di Matilde Di Pumpo, assumono una valenza polivalente grazie anche all’utilizzo di tessuti che permettono di modularli addosso al corpo.

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