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L’UE accelera sul salario minimo, spinta dal Parlamento europeo

L’UE accelera sul salario minimo, spinta dal Parlamento europeo

A rendere ancora più urgente il provvedimento l’attuale situazione provocata dal Covid, così da poter “stabilizzare i redditi”

di Alessia Salmoni

BRUXELLES - L’Unione europea spinge per il salario minimo, trainata dal Parlamento europeo. La Commissione prevede un provvedimento entro fine ottobre, mentre il Pe continua a spingere per il dossier, come si denota anche dall’analisi pubblicata a fine settembre degli uffici tecnici di Bruxelles: “Il Parlamento europeo”, si legge, “spinge per un intervento legislativo che assicuri equi salari minimi“. E questo perché “la crisi Covid ha reso urgenti politiche per stabilizzare i redditi attraverso un mix di salvaguardia dei salari e uno schema di reddito minimo adeguato, entrambi considerati prioritari sotto la presidenza della Germania”. Durante il lockdown, infatti, “i lavoratori in prima linea” sono stati anche coloro che avevano salari più bassi e in loro tutela, si legge nel documento, è necessario intervenire. “Malgrado il trend positivo di prima della crisi Covid-19”, infatti, “i lavori sottopagati e le condizioni di povertà lavorativa rimangono una sfida in Europa. Dal 1919, il concetto di equo compenso è stato spinto dalla International Labour organisation e dalle Nazioni unite”, ed è “ancorato nel pilastro europeo dei diritti sociali”.

LA COMMISSIONE - Secondo fonti interne riportate da Politico.eu, la Commissione europea ha come obiettivo quello di preparare una direttiva che possa permettere l’adozione di “regole vincolanti” già nelle prossime settimane con una proposta che possa soddisfare i “diversi approcci sulla base dei sistemi nazionali”. Anche la stessa presidente della commissione Ursula von der Leyen durante il discorso sullo Stato dell’Unione a metà settembre ha ribadito la volontà di muoversi al più presto: “Tutti nell’Unione devono avere i salari minimi. Funzionano ed è giunto il momento che il lavoro ripaghi”, ha detto. “L’obiettivo - hanno spiegato i tecnici dello studio al vaglio del Parlamento - è che gli Stati membri abbiano una cornice nazionale basata su criteri chiari, che eliminano le indebite esenzioni e provvedono ad aggiornamenti regolari”.

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