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“L’Unione europea non censuri i prodotti veg”, l’appello di ONG e aziende del settore

“L’Unione europea non censuri i prodotti veg”, l’appello di ONG e aziende del settore

Essere Animali aderisce alla campagna europea Stop the veggie burger ban e chiede ai membri del Parlamento europeo di votare contro le assurde restrizioni

di Stefania Abbondanza

ROMA - Martedì 20 ottobre gli europarlamentari saranno chiamati a votare circa il divieto di utilizzare parole come "hamburger", "salsiccia" e "bistecca" associate a prodotti a base vegetale. In pratica, si tratta della possibilità di vietare l’utilizzo di termini come "burger vegano" o "salsiccia vegetariana" nel marketing e nelle confezioni dei prodotti veg. Non solo, il divieto potrebbe essere esteso anche a termini correlati ai latticini, come "stile yogurt", "alternativa al formaggio" e "sostituto del burro".

LA PROPOSTA - La proposta di introdurre il divieto è contenuta in due distinti emendamenti che gli europarlamentari andranno a votare all’interno dei lavori di riforma della Politica Agricola Comune e di modifica del regolamento UE n. 1308/2013, il regolamento che istituisce un’organizzazione comune di mercato nel settore dei prodotti agricoli e che necessita di revisione.

LE PAROLE - Con l’emendamento 165, parole come come “bistecca”, “salsiccia” o “burger", verrebbero riservate esclusivamente ai prodotti che contengono carne e non sarebbe più consentito utilizzarle per descrivere prodotti sviluppati come alternative vegetariane e vegane alla carne. Per quanto riguarda i prodotti lattiero-caseari, le normative vigenti vietano già l’uso di termini come “latte”, “formaggio”, “yogurt”, “burro”, per le alternative vegetali, non rendendo possibile sulle etichette scrivere "formaggio vegano" o "latte d'avena”. Con l’approvazione dell’emendamento 171 si andrebbe addirittura oltre, in quanto nelle comunicazioni commerciali destinate agli alimenti di origine vegetale verrebbe vietato anche l’uso dei termini di origine animale come riferimento, utili per far capire al consumatore la natura e l’uso del prodotto, e denominazioni considerate proprie dei prodotti lattiero-caseari, come ad esempio la parola “cremoso”.

LA CAMPAGNA EUROPEA - “Chiediamo ai membri del Parlamento europeo di votare contro queste assurde restrizioni, il cui unico effetto sarebbe quello di ostacolare lo sviluppo e il consumo di alimenti a base vegetale, in forte contraddizione con gli stessi obiettivi dichiarati nel Green Deal europeo, il programma per rendere sostenibile l'economia dell'Unione europea e nella strategia Farm to Fork, la quale afferma esplicitamente la necessità di responsabilizzare i consumatori verso una dieta a base vegetale, per consentire scelte alimentari più sane e sostenibili”, afferma Claudio Pomo, responsabile sviluppo di Essere Animali, l’organizzazione che in Italia aderisce alla campagna europea in difesa dei prodotti vegetali STOP THE VEGGIE BURGER BAN.

L'ARGOMENto DELLA PROPOSTA - L’argomento su cui si fonda la proposta di vietare l’utilizzo di questi termini per i prodotti veg è quello di evitare confusione nei consumatori. Tuttavia, secondo Essere Animali e le altre organizzazioni aderenti alla campagna, se tali divieti dovessero essere introdotti la confusione aumenterebbe, in quanto si tratterebbe di vietare termini già ampiamente compresi dalle persone, anche perché consolidati nel mercato.

LA SPIEGAZIONE - Denominazioni come "hamburger vegano" o "salsiccia vegana" non confondono, anzi forniscono diverse informazioni utili al consumatore, non solo sull’assenza di ingredienti di origine animale, ma anche sul gusto e sull’uso che ci si può aspettare dal prodotto. Un eventuale divieto non terrebbe conto dello scopo descrittivo di tali termini, che permettono di comprendere la forma, le modalità di utilizzo e il sapore degli alimenti.

IL COMMENTO - “Le alternative vegetali a base di carne sono commercializzate sul mercato come "burger vegan" da anni in tutto il mondo e ora che il mercato è in espansione, il settore e l’industria della carne chiedono una censura preoccupante, come il divieto di evocare aspetto o caratteristiche tipiche della carne e dei prodotti di origine animale. Nessuno si sognerebbe mai di proibire il termine burro di arachidi, eppure tutti sappiamo che non c’è burro di origine animale all’interno”, sostiene Claudio Pomo.

DIVIETI IN CONtrASTO CON I CONSUMATORI - Divieti che sarebbero in contrasto con il crescente interesse dei consumatori verso le alternative ai prodotti di origine animale, ma anche con il principio di proporzionalità dell’Unione europea, secondo il quale un'azione deve essere limitata a quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi dei Trattati e non deve eccedere nell’introdurre divieti più di quanto sia opportuno e necessario fare per il raggiungimento degli obiettivi. Tali divieti sarebbero quindi sproporzionati alla questione e potrebbero falsare la concorrenza sul mercato alimentare europeo con restrizioni ingiustificate, causando un impatto negativo sull'industria alimentare dei prodotti di origine vegetale, in forte crescita, la cui capacità di commercializzare e vendere i propri prodotti ne uscirebbe soffocata.

LA RICHIESTA - “Chiediamo agli europarlamentari”, conclude Claudio Pomo, “di respingere questi emendamenti che sono in forte contrapposizione con gli sforzi per una Politica Agricola Comune più green, la quale giocherà un ruolo fondamentale nel supportare il contrasto al cambiamento climatico e promuovere un’alimentazione salutare e sostenibile per oltre 500 milioni di consumatori. Nell’interesse della società è fondamentale facilitare l’accesso agli alimenti di origine vegetale, garantendo al tempo stesso che la descrizione e la presentazione di questi prodotti sia chiara e trasparente.”

LE AZIENDE UNITESI ALL'APPELLO - All’appello di Essere Animali si sono unite anche importanti aziende italiane del settore plant-based, come The Bridge, Food Evolution, Pangea Foods, IoVeg. L’iniziativa nasce dalla European Alliance for Plant-based Foods (EAPF), l'Alleanza europea per gli alimenti a base vegetale che ha l’obiettivo di facilitare a livello globale la transizione verso un’alimentazione vegetale. L’Alleanza include aziende del calibro di Nestlè, Oatly, Beyond Meat, Upfield, oltre alle organizzazioni ProVeg e Good Food Institute.

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