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Mangiare le proprie feci (incapsulate e inodori) aiuta a non prendere peso. Lo studio

Mangiare le proprie feci (incapsulate e inodori) aiuta a non prendere peso. Lo studio

Un modo per abbassare la percentuale di peso riguadagnato in quella che nelle diete viene chiamata la “fase del plateau”

di Giacomo Zito

ROMA - Mangereste le vostre feci? Secondo uno studio, se opportunamente trattate, potrebbero prevenire la ripresa di chili mentre si sta facendo una dieta. Dopo un periodo iniziale in cui si dimagrisce, infatti, in quattro o sei mesi inizia la cosiddetta “fase del plateau” e si riconimcia a guadagnare peso, nonostante non si sia smesso di stare attenti a cosa si mangiava. Ora, una nuova sperimentazione clinica dei ricercatori dell’Università Ben Gurion del Negev, Israele, mostra che consumare mocrobioma fecale proveniente dalle proprie feci (opportunamente trattato, congelato e incapsulato) possa limitare gli effetti di questa fase di riguadagno del peso.

LO STUDIO - Durante lo studio, pubblicato sulla rivista Gastroenterology, per 14 mesi i ricercatori hanno svolto delle indagini su un gruppo di persone con obesità addominale oppure con colesterolo alto (dislipidemia). Divisi in tre gruppi, ai 90 partecipanti veniva chiesto di seguire o una dieta sana, o una mediterranea, o una verde-mediterranea. Nella fase in cui perdevano peso, è stato chiesto loro di fornire un campione fecale che è stato opportunamente trasformato in capsule congelate, inodori e opache. Quindi, dopo sei mesi dall’inizio della dieta, ai partecipanti è stato chiesto di ingerire queste capsule contenenti quello che tecnicamente si chiama “trapianto di microbiota fecale autologo” o autologous fecal microbiota transplantation, aFMT. 

I RISULTATI - Alla fine del quattordicesimo mese dall’inizio della dieta, è stato dimostrato come in media i partecipanti avevano perso 8,3 kg dopo sei mesi, con i migliori risultati raggiunti dai soggetti del gruppo della dieta verde-mediterranea. Ilan Youngster, dell’Università di Tel Aviv, ha dichiarato che questi risultati mostrano come conservare una composizione microbica intestinale “ideale“ possa rivelarsi un metodo utile per ottenere in un secondo momento benefici per il metabolismo e favorire la perdita di peso: “Usare le feci del paziente dopo l’ottimizzazione è un nuovo concetto che supera molte di queste barriere. È mia convinzione che l’uso del trapianto di microbiota fecale autologo sarà applicabile in futuro anche per altre indicazioni”.

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