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红龙变成黑色: 中国卷入非洲

红龙变成黑色: 中国卷入非洲

Quando il Dragone si tinge di Nero: la presenza cinese in Africa

di Flavia Cruciani


"看起来这些妇女和孩子都是身体不健康的. 春天到了以后, 他们只吃得半饱;他们的衣服都是旧和破. 事实上他们比乞丐不太好". 这都是茅盾的话, 他描写了20世纪第一半的中国农村生活条件. 我们很难相信同一个国家今天就是世界第二个经济强国, 根据世界银行资料2004年在中国贫困线减少到2,8%, 还有贫困人民到10%.

中国在世界卫生未来确地起关键作用. 到2009年末, 中国已经捐赠了256.29 十亿元为外援, 其中46,7%是为非洲. 然而从初期起中国在非洲的干预一直都是从外国看得不太好的, 特别是中国动力的忧疑, 有国家和国际组织指责中国只在乎自己利润. 虽然中国的方法的确有一些问题, 但是这种国际担心当然还有政治和经济的原因.

基本上, 中国为外援的方法跟因袭捐赠的完全不一样. 这种多样性就是多层面的, 还包括一些方面, 一个方面就在人道主义和经济投资之间分歧.

中华人民共和国从来没用" 捐赠-领受"这两词为描述国家卷入非洲的情况. 扔掉着慈善行为的典范, 中国给非洲介绍为平等, 看着非洲为很有前途的伙伴而不没有希望的大洲. 根据C. Freeman, "中国和非洲曾经被变成殖民过, 这种经验给它们一样国际关系的准则–互相考虑和平等地位".

根据1964年周恩来总理的话, 中非关系在双边主义和互相发展生根, 有自力更生和政治中立的目标. 这种与守旧捐赠者互相责任感和制约形成了鲜明对比的政策起源于中国政府一直反对任何干预政治事情, 特别是对自国的抉择.

然而, 红龙经济扩张在非洲引起了成长担心对中国作为捐赠者的真兴趣. 名人和舆论的一部分认为中国外援选择只是关注自然资源丰富和交易机会而不是关注慈善原因. 这个猜想被中国援助附带条件更支持, 就是每一个在非洲的计划有中国公司卷入, 虽然每一个国际补助计划也有外国专家工作队检查着计划发展, 但是也支持猜想.

虽然中国在非洲的工作计划常常给当地人提供了百份工作, 但是他们的工作条件比中国自己的不太好. "除了撕破以后从来没替换的手套和马甲" –Mitterrand Kalama, 26岁, 在刚果为一家中国公司而工作说–"他们从来不给我们鞋或衬衫, 连安全帽也不给". 还有语言问题, 中国雇主一般说英语或法语说得特别不好. "我们用一些词或手势互相交流"Mitterrand 还说.

中国外援政策还有别的一个缺点, 就是缺少明朗和严密方法. 中国第一本关于外援的白皮书在2011年出版了, 所以以前没有官方资料关于中国外援活动. 此外, 抗疟疾药的丑闻削弱了国家作为捐赠者的可靠性.

尽管广泛流传担心, 在最近十年期间之间中华人民共和国贡献导致了非洲发展. 根据战略与国际研究中心的资料, 在2007-2012年之间中国对非洲的卫生援助是80百万美元每年. 这个数额的钱主要关注的是基础设施, 但还有卫生设备,医院,药物及医生, 护士, 卫生部门经理.

所以中国援助有利的关键是什么? 重视经济合作而不只是捐款, 实际上中国就在教非洲自力更生, 就在把债务筹资和偿还能力排成直线.

经验是教师. 根据世界粮食計计划, 在最近三十年之间中国"导致了全世界粮食保障, 还是世界营养不足人减少的第一原因". 有着1.3十亿的人口, 只要促进自己的生活和卫生条件中国就导致了全世界卫生保障发展. 根据世界银行, "要不是中国, 在20世纪最近二十年之间发展世界穷人数量没有什么下降".

无论如何, 中国是一个具有竞争力的投资者. 赞比亚贸易部Felix Mutati说"中国就在世界第一些投资来源之中, 西方国家没有中国的快速, 现在我国要找到一个快的反应".

还有, 中国就是世界最大药物和药物原料的供应之一. 在2011年, 中国筹办了世界第一个金砖国家卫生部长的会议, 有促进卫生科技的交换使发展国家产生便宜还有效药物的原因.

 

为世界将来发展的利益, 中国和国际传统捐赠者都应该改变自己对人道主义援助的方法, 他们应该互相理解他们的缺点和强点. 当然他们已经铺平道路了: 中国正在促进自己对国际捐赠的捐献, 特别是在2004年印度海啸和2008年汶川大地震以后; 还有联合国就在尝试跟中国合作, 特别是世界粮食计划: "假定中国经验, 我认为中国可以教我们很多事, 还有我们可以教中国很多事" (联合国世界粮食计划的2004执行理事James Morris).

 

“Nessuno tra queste donne o bambini sembrava veramente in salute. Sin dall’arrivo della primavera, avevano mangiato solamente la metà del necessario; i loro vestiti erano vecchi e rotti. In effetti non mostravano un aspetto migliore dei mendicanti”. Così Mao Dun descriveva gli abitanti della Cina rurale durante la prima metà del XX secolo. È difficile credere che lo stesse paese sia attualmente la seconda potenza economica mondiale, che il tasso di povertà sia diminuito del 2,8% e la percentuale di popolazione povera sia scesa fino al 10%, secondo i dati della Banca Mondiale.

La Cina senza dubbio ricopre un ruolo chiave nel futuro benessere mondiale. A tutto il 2009, il paese ha donato 256.29 miliardi di yuan come aiuti all’estero, dei quali il 46,7% è stato destinato al continente africano. Ma sin dal suo principio risalente agli anni Cinquanta, la presenza cinese in Africa è stata oscurata da un globale scetticismo riguardante le vere motivazioni trainanti il paese, voci che accusano la Cina di interessarsi solamente del proprio rendiconto. Nonostante l’approccio cinese in Africa presenti alcune lacune, questo ragionevole dubbio è stato certamente alimentato da preoccupazioni di natura politica ed economica.

Di base, l’approccio cinese agli aiuti all’estero è diametralmente differente da quello supportato dai donatori tradizionali. Questa diversità è sfaccettata ed include diversi aspetti, in primis la spesso sottile linea di demarcazione tra aiuti umanitari ed investimenti economici.

La Repubblica Popolare non si è mai servita della nomenclatura donatore-ricevente per descrivere la propria presenza nel continente africano. Sbarazzandosi del modello filantropico, la Cina si è presentata come un pari, guardando all’Africa come ad un partner promettente piuttosto che ad un continente senza speranza. Come notato da C. Freeman, “La Cina e l’Africa sono state entrambe colonizzate o semi-colonizzate, esperienza che ha influenzato similmente le norme di condotta delle rispettive relazioni internazionali – [guidate da] rispetto reciproco e parità di livello”.

Come dichiarato dall’ex primo ministro Zhou Enlai nel 1964, le relazioni Cina-Africa risiedono nel bilateralismo e nello sviluppo reciproco, di conseguenza tese all’indipendenza e alla neutralità politica. Questa politica, in netto contrasto con i concetti di co-responsabilità e condizionamento tipici dei donatori tradizionali, deriva dalla costante opposizione del governo cinese a qualsiasi interferenza nelle questioni politiche, primariamente per ciò che concerne gli affari del proprio paese.

Tuttavia, la crescente espansione economica del Dragone nel Continente Nero  ha fatto nascere preoccupazione riguardo le ragioni sottese all’interesse umanitario cinese. Molte personalità e parte dell’opinione pubblica sostengono che gli aiuti cinesi sono guidati più dalla ricchezza di risorse naturali e dalle opportunità di business che da motivazioni filantropiche. L’adozione di questa  visione è poi ulteriormente incoraggiata dalla natura “patriottica” degli aiuti cinesi, sempre seguiti dal coinvolgimento di una compagnia nazionale, sebbene sia pratica assodata anche per i donatori tradizionali inviare una squadra nazionale di esperti a controllare lo svolgimento dei progetti finanziati dagli aiuti.

Nonostante i progetti cinesi in Africa spesso offrano centinaia di posti di lavori per gli operai locali, sfortunatamente le loro condizioni di lavoro non sono migliori di quelle testimoniate all’interno della Cina stessa. “Eccetto per i guanti e un gilet, che non sostituiscono se danneggiati” – dichiara Mitterrand Kalama, 26 anni, lavoratore per un’azienda cinese nella Repubblica Democratica del Congo – “Non ci danno mai stivali o magliette, nemmeno l’elmetto per proteggerci dal sole”. Esiste  inoltre il problema della barriera linguistica, visto come i datori di lavoro cinesi sovente conoscano solamente poche parole in inglese o francese. “Comunichiamo usando poche parole e i gesti, per esempio per chiedere di andare al bagno”, aggiunge Mitterrand.

Un’ulteriore debolezza della politica di aiuti umanitari cinese è rappresentata dalla scarsità di trasparenza e di rigore scientifico. Dato che il primo White Paper riguardante gli aiuti umanitari è stato pubblicato nel 2011, prima di quell’anno non esistevano  dati ufficiali sull’attività umanitaria del paese. Inoltre, scandali concernenti medicine anti-malaria contraffatti hanno minato alla base la credibilità del paese come partner internazionale.

Lasciando da parte la diffusa preoccupazione, durante gli ultimi decenni la Repubblica Popolare ha fortemente contribuito allo sviluppo africano. Secondo il Center for Strategic & International Studies, nel periodo 2007-2012, gli aiuti sanitari in Africa hanno raggiunto gli 80 milioni di dollari annuali. Questa cifra è stata suddivisa a favore principalmente della costruzione di infrastrutture e secondariamente per le strutture sanitarie quali ospedali, medicine e training per dottori, infermiere e manager del settore sanitario.

Perciò, qual è la chiave dell’efficienza degli aiuti cinesi? Mettendo in luce la cooperazione economica piuttosto che l’aspetto caritatevole, la Cina sta praticamente insegnando agli africani l’indipendenza, allineando la creazione di debito con la capacità di restituzione.

L’esperienza è la vera maestra. Negli ultimi trent’anni, secondo il World Food Programme, la Cina ha “contribuito in modo significante alla sicurezza alimentare mondiale, contando per la maggior parte della diminuzione nella percentuale della popolazione mondiale denutrita”. Contando più di 1,3 miliardi di abitanti, solamente migliorando le proprie condizioni di vita e salute la Cina ha contribuito da sola allo sviluppo della benessere mondiale. Secondo la Banca Mondiale, “se non fosse stato per la Cina non ci sarebbe stato nessun declino nel numero di poveri nei paesi in via di sviluppo per le ultime due decadi del XX secolo”.

Senza dubbio la Cina è un investitore competitivo. “La Cina rimane una delle più grandi fonti di investimento nel mondo” dice Felix Mutati, il ministro del Commercio e dell’Industria in Zambia, “Nel mondo occidentale non sono veloci come la Cina, e al momento noi stiamo cercando una risposta celere”.

Inoltre, è leader nella fornitura di medicine e componenti. Nel 2011, il paese ha organizzato il primo incontro tra ministri della salute dei paesi BRICS che ha portato, attraverso la Dichiarazione di Beijing, alla richiesta di trasferimento di tecnologie in modo da permettere ai paesi poveri di produrre medicinali economici ma efficienti per malattie come l’HIV/AIDS, la tubercolosi e l’epatite.

Nell’interesse del futuro sviluppo globale, sia la Cina che i donatori internazionali dovranno modificare il proprio approccio agli aiuti umanitari, imparando l’uno dall’altro debolezze e punti di forza. Difatti la strada per la cooperazione è già spianata, visto come la Cina ha aumentato il proprio contributo nell’assistenza internazionale, in particolare dopo lo tsunami indiano nel 2004 e il terremoto del Wenchuan nel 2008, mentre le Nazioni Unite stanno attuando molti sforzi per cooperare con la Cina alla luce della sua efficienza, in particolare il World Food Programme: “Credo che data l’esperienza cinese noi abbiamo tanto da imparare dalla Cina quanto la Cina da noi”. (James Morris, Direttore Esecutivo UN WFP 2004). 

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