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Nuovo appuntamento con la rassegna Palco Off dedicata ad Attori, autori e storie di Sicilia

Nuovo appuntamento con la rassegna Palco Off dedicata ad Attori, autori e storie di Sicilia

Dal 6 all'8 marzo 2020 in scena "Quanto resta della notte", di e con Salvatore Arena

di Valerio Cruciani

CATANIA - Dal 2015 al teatro Libero, L’Associazione “La Memoria del Teatro”, con sedi a Milano e Catania, diretta artisticamente da Francesca Vitale, attrice, autrice e regista, con la direzione organizzativa di Renato Lombardo, già presidente del Teatro Libero e direttore del Milano Off Fringe Festival, organizza la rassegna teatrale PALCO OFF – Autori, Attori e storie di Sicilia.

IL CARTELLONE  Da gennaio ad aprile in cartellone 5 spettacoli (in totale 15 repliche) con un format che prevede degustazioni di prodotti siciliani prima dell’inizio degli spettacoli e dopo degli incontri con gli attori e importanti ospiti per approfondimenti e riflessioni sui temi sviluppati sul palco. Inoltre verranno sorteggiati degli spettatori che riceveranno degli omaggi tipici dell’arte siciliana.

QUANTO RESTA DELLA NOTTE - Il terzo spettacolo della rassegna è Quanto resta della notte di e con Salvatore Arena,  una Produzione Manachuma Teatro.

LO SPETTACOLO - Andare oltre la notte per immaginare un tempo dedicato all’amore, per vivere la malattia come guarigione, la morte della madre come riavvicinamento di un figlio alla vita. Un atto d’amore dunque.  il bisogno di ogni uomo di superare i drammi le morti le contraddizioni, di cercare una fede, una collina che sia luogo di salvezza, dove credere, dove chiedere un’assoluzione. La storia è un susseguirsi di ricordi, che risvegliano nel cuore del protagonista, Pietro, la verità nascosta. 

UN PERCORSO - Non è solo un monologo, non è semplice teatro di narrazione, non è un racconto quello che Salvatore Arena propone con Quanto resta della notte, ma un percorso per andare oltre la notte, per immaginare un tempo dedicato all’amore. E in questo percorso il protagonista riesce a coinvolgere il pubblico a farsi accompagnare dagli spettatori. 

IL TESTO - Il testo nasce proprio dalla necessità di andare oltre, per vivere la malattia come guarigione, la morte della madre come riavvicinamento di un figlio alla vita. Pietro, dalla Sicilia dove lavora parte per tornare al nord, nel suo paese natale, richiamato da una lettera e dove l’attende la madre gravemente malata. La storia è un susseguirsi di ricordi, che risvegliano nel cuore del protagonista la verità nascosta. Migliaia di parole collocate nell’arco quotidiano di tre giorni, una via crucis, una madre che va spegnendosi.  Tre giorni che sono un breve lungo viaggio, un tempo dilatato dai ricordi, mentre l’attore, in scena, è immobile su una sedia, ancorato, vincolato al racconto, inchiodato, costretto in quello spazio e in quel tempo a non distogliere il corpo da ciò che gli accade dentro, senza alcuna via di fuga.

CONFRONTO - L’immobilità è essa stessa confronto estremo con la vita che si muove, attraverso un parlare con altri che altri non sono che se stesso. Quanto resta della notte è un urlo muto, quieto-inquieto, cosparso di lacrime e rimorso, sacrificio necessario, gesto estremo nel silenzio. È un appellarsi alla coscienza, all’ascolto degli altri per consegnarsi al perdono. È croce da portare, è fratello da cullare al centro del cuore, è madre da accompagnare all’ultimo gradino. Non vi è fuga, dunque, né spazio per la finzione.

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