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Quando gli Etruschi erano cowboy: apre a Napoli la mostra "Gli Etruschi e il MANN"

Quando gli Etruschi erano cowboy: apre a Napoli la mostra "Gli Etruschi e il MANN"

Seicento opere che raccontano una storia inedita dell'Italia delle origini, in un'esposizione in programma sino al 31 maggio 2021.

di Claudio Carassiti

NAPOLI - Il MANN riparte dagli Etruschi. E di questo antico popolo, che svolse un ruolo di primo piano nell'evoluzione della civiltà in Italia e nel Mediterraneo, rivela un volto inedito, sorprendente, oggi al centro di un avvincente capitolo della ricerca archeologica. Da venerdì 12 giugno, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è aperta al pubblico “Gli Etruschi e il MANN”. Curata da Paolo Giulierini e Valentino Nizzo, con il progetto scientifico di Valentino Nizzo, il coordinamento di Emanuela Santaniello e l'organizzazione di Electa, la mostra presenta 600 reperti, di cui 200 mai visti prima dal pubblico: un viaggio lungo un anno (l’esposizione sarà aperta fino al 31 maggio 2021), dedicato alle tracce lasciate dagli Etruschi nell'area campana.

ETRUSCHI E CAMPANIA - «Gli Etruschi sono abitualmente associati ad altri territori, come la Toscana, il Lazio e l'Emilia Romagna. Solo dalla seconda metà dell'Ottocento, più o meno con l'Unità d'Italia, è stata accettata ufficialmente l'idea di una loro presenza in Campania. Ma nessuno aveva mai dedicato a questo tema una mostra di simili dimensioni», dice Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. «Attraverso reperti provenienti dai depositi del Museo, insieme a prestiti di altre istituzioni e collezioni, ricostruiremo una storia di frontiera, nella quale gli Etruschi possono essere considerati quasi come dei cowboy. Partendo probabilmente dall'Umbria, raggiunsero le pianure campane e le dominarono per diversi secoli, intrecciando legami culturali, commerciali e artistici molto stretti con gli altri abitanti di quei luoghi, gli altri popoli italici e i Greci».

LA MOSTRA - La mostra si articola in due sezioni tematiche. La prima, di carattere prevalentemente archeologico, è intitolata “Gli Etruschi in Campania” ed approfondisce la documentazione relativa alla presenza della popolazione nella regione. I reperti esposti provengono soprattutto dalle necropoli localizzate nelle aree di passaggio tra l'entroterra appenninico e il Tirreno (Carinaro, Gricignano d'Aversa, Capua, Sala Consilina, Pontecagnano), gli stessi territori dove tracce etrusche sono ancora evidenti nella toponomastica (da Cava de' Tirreni, dove si omaggiano i più antichi abitanti della città, al fiume Volturno, che prende il nome dalla principale divinità etrusca). Questi materiali riflettono la grande permeabilità delle genti che popolarono la regione e la tendenza a lasciarsi contaminare dalle culture limitrofe: caratteristiche che emergono anche quando i reperti vengono messi in rapporto con altri nuclei che sono in mostra, come la Tomba Bernardini di Palestrina, sepoltura tra le più ricche che il mondo antico ci abbia restituito (inizio del secondo quarto del VII sec. a.C.), in prestito dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. La seconda sezione, “Gli Etruschi al MANN”, valorizza i materiali etrusco-italici del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, acquisiti sul mercato collezionistico in varie fasi della sua storia e spesso provenienti da aree esterne alla Campania.

IL COMMENTO - «Scavare negli sterminati depositi del MANN è sempre un privilegio unico», spiega Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. «Farlo per andare a caccia di Etruschi lo ha reso ancora più avvincente. Da un lato perché si è così potuto delineare un rigoroso percorso storico-archeologico volto a ricostituire la trama di relazioni che caratterizzò la plurisecolare presenza degli Etruschi in Campania. Dall'altro perché l'approfondimento delle vicende antiquarie e collezionistiche legate alla riscoperta dell'importanza del loro dominio nella regione ha offerto una prospettiva per molti versi inedita sull'evoluzione della disciplina archeologica». A questo segmento dell’esposizione appartengono alcuni reperti molto preziosi, come il Bronzetto dell'offerente dell'Elba (fine VI- inizi V sec. a.C., il manufatto più antico ritrovato sull’isola toscana ed il “primo etrusco” acquisito nelle collezioni del Museo  napoletano) e le lastre di terracotta di rivestimento del Tempio delle Stimmate di Velletri (terzo quarto del VI sec. a.C.).

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