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Recovery Fund, si pensa a un piano B senza Ungheria e Polonia

Recovery Fund, si pensa a un piano B senza Ungheria e Polonia

Con il veto dei due Paesi il finanziamento non può essere votato, e Commissione e Parlamento vogliono trovare una soluzione

di Giacomo Zito

ROMA - "Siamo in difficoltà senza dubbio, abbiamo un ostacolo che va trattato. Ma siamo ancora nel mezzo del negoziato, su spinta della presidenza tedesca, e resto ottimista, spero che si risolva nei prossimi giorni": lo ha detto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, rispondendo a una domanda su bilancio e Recovery fund. E il momento di difficoltà è ben chiaro ai vertici delle istituzioni europee che adesso dovranno trovare un’altra soluzione per sbloccare i finanziamenti legati al Recovery Fund, dopo il veto di Ungheria e Polonia. Lo ha già annunciato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo la quale l’Unione europea lancerà i finanziamenti con o senza l’approvazione di Ungheria e Polonia. 

LA DECISIONE - A riferire la notizia è stata la stessa presidente durante un colloquio con il suo omologo al Parlamento europeo, David Sassoli. Se la propostaverrà accettata, quindi, il Parlamento non avrà bisogno di votare per l’approvazione del piano di sette anni del budget europeo, di cui fa parte anche il fondo bloccato dai Paesi dell’est. 

IL RECOVERY - Quello di cui si sta parlando è, in particolare, il Multiannual Financial Framework (MFF) per il 2021-2027, il piano da 1.824 miliardi di euro nel quale sarebbe dovuto rientrare il Recovery Fund. Un piano bloccato da Budapest e Varsavia per questioni legate al meccanismo secondo cui si dovrebbero legare i pagamenti del bilancio ai criteri dello Stato di diritto. 

IL PIANO - L’idea è quella di approvare il piano di aiuti e finanziamenti anche senza il voto dei due Paesi, un piano che comunque non ha ancora i dettagli definiti. “Ancora non abbiamo una visione definitiva di quale soluzione prendere”, è stata la risposta ufficiale in merito, ma è certo che si sta muovendo in questa direzione. Ora, la palla passa al meeting dei leader europei del 10 e 11 dicembre previsto a Bruxelles, nella speranza che la situazione si sblocchi prima della fine dell’anno.

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