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Sanità: le perdite per la mancata sicurezza dei dati informatici

Sanità: le perdite per la mancata sicurezza dei dati informatici

A Lignano Sabbiadoro (UD) nel terzo incontro di Economia sotto l’Ombrellone

di Anna Arena

UDINE - «Garantire la sicurezza dei dati sensibili in sanità, per ridurre i data breach che ogni anno costano all’Italia 3,5 milioni di dollari e la perdita o il furto di oltre 24.500 documenti sanitari, è principalmente una questione culturale e di consapevolezza, anche se, ovviamente, servono strumenti tecnici e normativi adeguati e maggiori controlli. Nel nostro Paese negli ultimi anni si sono fatti molti passi in avanti, ma molto c’è ancora da fare perché in troppi, sia nel sistema sanitario, sia fra gli utenti, sottovalutano il problema».

I RELATORI - Lo hanno sostenuto i relatori intervenuti al terzo incontro della nona edizione di Economia sotto l’Ombrellone svoltasi al Beach Aurora di Lignano Pineta sul tema “Dati sensibili in sanità e sicurezza informatica”, moderati dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani: il data protection officer dell’Irccs “Burlo Garofolo di Trieste, Michele Bava, l’amministratore delegato di Karmasec nonché uno dei principali esperti italiani di sicurezza informatica, Manuel Cacitti e Riccardo Furlanetto, socio e responsabile commerciale di Zulu Medical, azienda trevigiana che ha realizzato un sistema mobile wireless per la raccolta e gestione dei dati in emergenza che da oltre due anni è utilizzato con successo dal 118 dell’azienda sanitaria universitaria integrata di Udine e che sta venendo progressivamente adottato da altre aziende sanitarie.

IL COMMENTO - «Quello che si può fare nelle aziende sanitarie per contrastare la perdita e il furto di dati sensibili - ha precisato Bava - è sicuramente alzare il livello di consapevolezza. Ci sono, poi, aspetti normativi che possono aiutarci a seguire un percorso utile a proteggere le informazioni che riguardano le persone. Va anche detto che il ramo della sicurezza informatica - ha aggiunto - è uno di quelli in cui le aziende fornitrici stanno investendo di più e, quindi, per fortuna, abbiamo a disposizione sempre migliori soluzioni tecnologiche per cercare di arginare il problema degli attacchi ai sistemi informatici sanitari che, purtroppo, sta dilagando non solo in Italia, ma in tutto il mondo».

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