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Santa Sofia, troppi fedeli al primo venerdì di preghiera: bloccati gli ingressi

Santa Sofia, troppi fedeli al primo venerdì di preghiera: bloccati gli ingressi

Anche l’area esterna a Santa Sofia è stata riempita da gente che voleva partecipare all’evento storico. Ingressi contingentati per norme anti-Covid

di Federico Marconi

ISTANBUL - Si presentano troppi fedeli e la moschea di Santa Sofia è costretta a “chiudere le porte”. Un successo, dunque, la prima giornata di preghiera musulmana nella neonata moschea di Istanbul. A prendere la decisione è stato il prefetto della città, Ali Yerlikaya, a circa un’ora dall’inizio della solenne cerimonia religiosa del venerdì. Il motivo è che se fossero entrate troppe persone non si sarebbero potute rispettare le norme sul distanziamento sociale anti-Covid.Sin dalle prime ore del mattino, diverse migliaia di fedeli musulmani si erano riversati nella zona, chiusa al traffico già da ieri sera, con scene di assembramenti che hanno suscitato allarme rispetto ai rischi di diffusione del coronavirus.

LA GIORNATA - Già dalle prime ore del giorno in molti fedeli si erano radunati nella piazza per avere un posto d’onore nell’evento che ha già fatto storia. Solo un migliaio di persone all’interno dell’edificio mentre per gli altri sono state allestite cinque aree esterne. Undici checkpoint per controllare le condizioni di salute dei partecipanti, ai quali è stato chiesto di portare mascherini e tappetini personali per la preghiera. Imponenti le misure di sicurezza predisposte, con circa 20 mila agenti e oltre 700 operatori sanitari schierati. La preghiera è stata officiata dal responsabile della Presidenza per gli affari religiosi (Diyanet), Ali Erbas, con la partecipazione delle massime autorità statali, tra cui il presidente Recep Tayyip Erdogan. Lo stesso presidente ha dichiarato di aver realizzato il suo "più grande sogno" riconvertendo quella che per quasi un millennio fu la basilica più grande della cristianità, prima di essere trasformata in moschea con la conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453 e poi in museo da Mustafa Kemal Ataturk con un decreto del 1934, annullato il 10 luglio scorso dal Consiglio di stato di Ankara.

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