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Turismo, riconoscere investimenti balneari, Emilia-Romagna scrive al governo

Turismo, riconoscere investimenti balneari, Emilia-Romagna scrive al governo

Con riforma concessioni in ballo il destino di oltre mille imprese

di Alessia Salmoni

BOLOGNA - "Giusto riconoscimento al valore aziendale dell'impresa, degli investimenti realizzati e alla professionalità degli operatori, anche a tutela del lavoro di decine di migliaia di persone". Questo chiede la Regione Emilia-Romagna nel documento che metterà sul tavolo del governo per dare un contributo concreto alla riforma nazionale delle concessioni balneari, che ha mandato in subbuglio un intero settore.

L'OBIETTIVO - L'obiettivo è dare certezze al settore balneare in vista dell'applicazione della cosiddetta legge Bolkestein. Il documento è condiviso con le associazioni di categoria, e presentato ai Comuni costieri per le loro osservazioni, per una riforma sempre più urgente vista la recente sentenza del Consiglio di Stato che anticipa al 31 dicembre 2023, dieci anni prima rispetto a quanto aveva stabilito la legge nazionale del 2018, la scadenza delle attuali concessioni. Di conseguenza a quella data dovrà essere fatta l'eventuale predisposizione dei bandi di gara per nuove assegnazioni da parte delle amministrazioni comunali, qualora il governo, il solo a poterlo fare, decidesse in tal senso. La sentenza riguarda complessivamente, secondo i dati Unioncamere, 1.067 imprese balneari in regione, di cui 959 in Romagna: 427 in provincia di Rimini, 355 in quella di Ravenna e 177 in quella di Forlì-Cesena. Più altre 97 nel Ferrarese. Si tratta di imprese per lo più a conduzione familiare, il 44,5% del panorama italiano, e che, sempre secondo dati Unioncamere, offrono lavoro in regione a circa 45-50.0000 persone, a cui va sommato tutto l'indotto.

LE DICHIARAZIONI -  - "Bisogna agire, fare in fretta e bene", affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l'assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini. "Fermo restando il fatto che non tocca alle Regioni decidere se devono essere fatte le gare per l'assegnazione delle concessioni. Una decisione, questa, che spetta esclusivamente al governo", ricordano. "Dobbiamo evitare che il combinato disposto della Bolkestein e dei provvedimenti nazionali, giusti e necessari, adottati per contrastare l'epidemia, impediscano la ripresa di un settore che da anni è un pilastro dell'offerta turistica balneare italiana, un elemento di forte distintività e unicità nel panorama europeo, rischiando così di metterlo definitivamente in crisi", ammoniscono Bonaccini e Corsini. "Parliamo di persone e famiglie che hanno il diritto di avere certezze sul loro futuro lavorativo, imprenditori che dopo l'estensione al 2033 delle concessioni balneari legiferata dal governo avevano e hanno fatto investimenti importanti nelle proprie strutture, contribuendo ad aumentare la qualità della ricettività e la sostenibilità dei territori, anche per recuperare competitività dopo i lockdown necessari contro il Covid, con la convinzione di poterli ammortizzare in un congruo arco di tempo", evidenziano il governatore e l'assessore. "Peraltro, un lavoro portato avanti parallelamente ai progetti di riqualificazione avviati dalle istituzioni locali", aggiungono.

IL CONFRONTO COL GOVERNO - "A tutti loro dobbiamo risposte certe e serie. Il nostro impegno costante sarà quindi quello di mantenere un'interlocuzione stretta con il governo perché parta da subito un confronto con le Regioni, i Comuni e le associazioni di categoria, con l'obiettivo di varare entro pochi mesi una riforma organica del Demanio, concordando con la Commissione Europea i principi fondamentali per evitare nuove procedure di infrazione o eventuali nuovi ricorsi", suggeriscono. Si ritiene necessario che Regioni e Comuni possano concorrere nella definizione dei criteri dei bandi di gara con l'obiettivo di valorizzare il paesaggio e gli elementi identitari della fascia costiera attraverso la qualificazione dell'offerta turistico-balneare, tenendo conto delle peculiarità dei diversi territori. Altri elementi dovranno riguardare la valutazione circa il numero massimo di concessioni da rilasciare a ogni operatore economico, in modo da garantire l'adeguata pluralità e differenziazione dell'offerta nell'ambito territoriale di riferimento, e la determinazione di limiti minimi e massimi di durata delle concessioni, anche per assicurare un congruo periodo al rientro degli investimenti. "Il nostro orientamento è chiaro, occorre che prevalga un principio di ragionevolezza che metta sul piatto della bilancia svantaggi e benefici. Per questo abbiamo presentato ai sindaci dei Comuni costieri, che hanno già espresso un ampio consenso, e condiviso con le associazioni di categoria, una piattaforma di lavoro, perché è necessario che le concessioni tengano conto delle diverse realtà territoriali per garantire la crescita e la competitività dell'industria turistica regionale,", chiudono Bonaccini e Corsini. 

 

FONTE: Agenzia Dire

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