La nuova “moda” della scena muta all’esame di maturità
ROMA – In questi ultimi giorni, ha fatto particolare notizia la posizione assunta da un esiguo numero di studenti che, in alcuni istituti scolastici superiori, si sono rifiutati di sostenere la prova orale all’esame di maturità.
Un gesto che ha coinvolto istituti situati in tre regioni: Veneto, Marche e Toscana.
Il denominatore comune di questa singolare posizione è che tutti gli studenti interessati avevano la certezza di conseguire la maturità, stante il fatto che i punteggi riportati nelle due prove scritte (massimo 20 punti ciascuna), sommati al punteggio dei crediti formativi maturati nel triennio (massimo 40 punti), assicuravano che il voto finale fosse almeno pari al minimo ossia a 60 su 100 (voto massimo, estensibile alla lode).
Tutti i ragazzi contraddistintesi per la scena muta all’orale, hanno sostanzialmente motivato la loro scelta in termini di richiesta di un cambiamento, di denuncia di un sistema scolastico percepito come poco attento al benessere, alle esigenze e al futuro degli studenti, ritenuto eccessivamente competitivo e contrassegnato dalla solo ricerca del “voto” quale aspettativa ed elemento di valutazione, voto che all’esame di maturità focalizzandosi fondamentalmente su tre prove, due scritte e un colloquio orale multidisciplinare, trascurerebbe il percorso formativo svolto dallo studente negli anni precedenti.
Lo slogan che può essere coniato per gli studenti “ribelli” è: “Sono contro il sistema!”.
La protesta, questa forma di ribellione sia pure circoscritta, tradottasi nel “boicottaggio” della prova orale, non solo ha fatto scalpore e suscitato molti interrogativi, ma ha finito per originare diverse perplessità tra i docenti e gli addetti ai lavori, ritenendo questi che in tal modo si rischia di minare la credibilità dell’esame di maturità.
Senza considerare che, tra le prove di esame, è quella orale che permette allo studente di manifestare al meglio la propria capacità di espressione ed esposizione, di esprimere al meglio i saperi acquisiti e i tratti distintivi delle proprie attitudini, della propria personalità, favorendo in tal modo una valutazione complessiva del medesimo.
Emblematiche, in tal senso, le parole del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha annunciato la linea dura con la precisazione che a partire “dal prossimo anno chi rifiuta l’esame orale senza validi motivi verrà bocciato”, ritenendo evidentemente che quello assunto dagli studenti contestatori sia un comportamento irriguardoso e irresponsabile verso l’istituzione scuola e i suoi protocolli, le sue ritualità.
A parere di chi scrive che l’intero impianto scolastico sia da ripensare e riformare sotto molteplici aspetti (contenuti della didattica, orientamento agli studi e al lavoro, sistema di valutazione, ecc.) è sicuramente vero, che la scuola dovrebbe maggiormente incidere nel processo di educazione e formazione al futuro, in senso lato, degli studenti è altrettanto vero, ma contestare il sistema in sede di esame di maturità, e per di più quando si ha la certezza, in base al punteggio già conseguito, di uscire dalla scuola, significa sottrarsi, con codardia, a un processo di valutazione che la vita ti propinerà in ogni occasione in cui ci sarà da confrontarsi e misurarsi con altri, perché la vita in tal senso ti dà sempre i voti.
Ma significa anche ignorare che l’esame di maturità è una tappa cruciale nella vita di un individuo, verosimilmente il primo serio banco di prova, con il ragazzo studente che è chiamato a sdoganarsi dal mondo ovattato in cui è vissuto da bambino e da adolescente, e si trova nella condizione di dover dare prova del suo senso dell’impegno, inteso come dedizione, perseveranza, responsabilità, affidabilità, senso del dovere, coerenza. Diversamente detto, sotto i ricordati profili la prova di maturità è un primo test che finisce probabilmente per tratteggiare chi sarà “da grande” lo studente, nei diversi ambiti della vita, dal proseguo dello studio al lavoro, dalle relazioni personali all’attività sociale o politica.
In tal senso, come non ricordare la frase di Giorgio Amendola, che è stata la traccia comune a tutti gli indirizzi di studio della prova scritta di italiano all’esame di maturità del 1984:
“Stai affrontando un esame tra i più impegnativi della tua carriera scolastica e della tua vita. Il suo valore è essenzialmente morale, di prova di carattere e di volontà. Una prova da superare, una selezione da affrontare, come la vita esige fuori dalla scuola e in ben più severe condizioni e con maggiori ingiustizie.”
Ma come non ricordare, in un’ottica più sentimentale e poetica, anche la canzone di Antonello Venditti “Notte prima degli esami”, un brano del 1984 che sarebbe poi diventato l’inno della maturità, con la strofa “… notte di sogni, … notte di lacrime e preghiere, la matematica non sarà mai il mio mestiere”, che proiettava magistralmente le emozioni, le sensazioni, le paure e le inquietudini, ma al tempo stesso anche le speranze e le aspettative dello studente consapevole, cosciente del ricordato senso dell’impegno sotteso all’esame di maturità.
Ma sul tema della scena muta all’esame di maturità, registriamo le osservazioni di chi, oggi cinquantenne, l’esame l’ha sostenuto proprio negli anni ’80.
“La nostra generazione non si sarebbe mai sognata di boicottare la prova orale all’esame di maturità – afferma Maria Luisa R. – non solo perché negli anni ’80 con il previsto sistema di valutazione si sarebbe andati incontro a una bocciatura certa, ma anche perché per la quasi totalità di noi quella prova, tanto attesa, sentita e temuta, era proprio l’occasione per dimostrare di essere diventati adulti. Eravamo tutti consapevoli che la maturità era il primo passo verso l’assunzione di responsabilità proprie, perché ti attendevano o l’università o la ricerca del lavoro e, più in generale, le sfide del futuro”.


