Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi

ROMA – Quello in intestazione è il titolo di un report elaborato nell’ambito dell’indagine “Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri” condotta dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con il coinvolgimento di un campione di circa 108mila ragazzi e ragazze residenti in Italia, italiani e stranieri, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni.

Circa 39mila ragazzi di tale campione, con una rilevazione che si è svolta dal 1° ottobre al 20 dicembre 2023, hanno risposto a un questionario online diretto a raccogliere una molteplicità di informazioni inerenti all’indagine.

Oggetto specifico del report in esame, reso noto lo scorso 26 giugno, è stata l’analisi di atti e comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti, subìti dai ragazzi nel corso dei 12 mesi precedenti alla rilevazione.

Da tale report emerge, in sintesi, che dei ragazzi intervistati:

  • il 68,5% è rimasto vittima di almeno un comportamento offensivo, non rispettoso e/o violento, online e/o offline; più esattamente: il 34,6% solo offline (in presenza), il 30,1% sia offline che online e il 3,8% solo online;
  • il 21% è rimasto vittima di atti di bullismo (quindi uno su cinque), vale a dire di atti aggressivi di natura fisica e/o verbale e/o psicologica (vessazioni, sopraffazioni, discriminazioni, prevaricazioni, angherie e soprusi, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazioni al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, offese o derisioni) in maniera intenzionale e persistente nel tempo (tutti i giorni, più volte a settimana, più volte al mese);
  • quelli di età compresa tra gli 11 e i 13 anni sono i più soggetti (il 23,7%) agli atti di bullismo, rispetto a quelli della residua fascia di 14-19enni (il 19,8%);
  • quelli più colpiti dagli atti di bullismo sono quelli del Nord-est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna) con il 22,1%, seguiti da quelli del Nord-ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia) con il 21,6%, del Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) con il 21% e del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) con il 20%;
  • il 7,8% è rimasto vittima di atti di cyberbullismo, ossia di una forma di bullismo subìto online tramite l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione in maniera continuativa (tutti i giorni, più volte a settimana, più volte al mese);
  • quelli stranieri subiscono comportamenti offensivi in percentuale maggiore (il 26,8%) rispetto ai loro coetanei italiani (il 20,4%);
  • i maschi subiscono comportamenti offensivi in percentuale maggiore rispetto alle femmine.

Insomma, una fotografia, quella che ci restituisce ISTAT sul bullismo e cyberbullismo, che non può non ridestare apprensione e risvegliare motivi di riflessione su come la società in cui viviamo sia ad alto rischio per i bambini e gli adolescenti rispetto a fenomeni di gruppo tra pari che li vedono, a seconda dei casi, protagonisti in negativo e diversamente responsabili (bulli/autori, partecipanti attivi, aizzatori, testimoni passivi) dei relativi atti o vittime degli stessi.

Ma si tratta, come si è già avuto modo di sottolineare, di fenomeni di gruppo complessi – legati spesso ai vissuti dei protagonisti, agli aspetti sociali e culturali in cui si originano i singoli casi – rivelatori di un deficit educativo ai valori e di una consequenziale perdita di valori che attraversa strati sempre più diffusi della società, che ci dicono chiaramente che nel nostro Paese bisogna fare passi enormi e sostanziali nella direzione dell’educazione alla cittadinanza, nella veicolazione e affermazione, nei fatti e non a parole, di modelli e messaggi educativi positivi.

Va bene la normativa in materia di prevenzione e contrasto al cyberbullismo (la legge n. 71 del 2017) e al bullismo (la legge n. 70 del 2024 e il recentissimo d.lgs. 99/2025), ma occorre fare qualcosa di più, in generale, sull’educazione ai valori, soprattutto quelli universali come la “legalità” e il “rispetto”, che aiutano a cogliere e comprendere anche altri valori, e, in tal senso, bisogna partire dalla consapevolezza che sono la famiglia e la scuola a giocare, più di altri, un ruolo decisivo, in quanto presidi essenziali per assicurare una corretta educazione e crescita dei bambini e dei ragazzi, soprattutto attraverso gli esempi concreti, quelli che loro rimangono più impressi nella mente.