Pasolini, a 50 anni dalla morte Roma lo ricorda con iniziative e un’apertura speciale

ROMA – Intellettuale poliedrico e conturbante, scrittore curioso dallo sguardo attento e indomito, autore corsaro e dolcissimo poeta, regista visionario, anima malinconica, spirito passionale, osservatore coraggioso, lungimirante, divisivo Pier Paolo Pasolini rappresenta una delle personalità più rappresentative e imprescindibili del nostro secolo.

Il 2 novembre di cinquant’anni fa veniva ucciso sul litorale romano di Ostia, con una brutalità raccapricciante, riservata a chi, forse, aveva detto, scritto, pensato troppo, una brutalità ignobilmente giustificata dall’ipocrisia dei benpensanti, vera colpevole.

Eppure, nonostante le luci e le ombre che accompagnano il nome di Pasolini, non è possibile ignorarne la portata.

E non può farlo Roma, la sua città di adozione che, in occasione del cinquantesimo della sua morte, ha organizzato molte iniziative rivolte a conoscitori più affezionati e a neofiti curiosi.

L’Assessorato alla cultura di Roma Capitale, infatti, in collaborazione con vari enti tra cui Fondazione Cinema per Roma, Teatro dell’Opera di Roma, Istituzione Biblioteche di Roma, ha promosso una grande rassegna multidisciplinare, iniziata a metà ottobre e in programma fino a fine dicembre, che prevede spettacoli, mostre, performances, concerti, reading, percorsi urbani e aperture speciali.

Tra queste iniziative, l’apertura della casa di Pasolini a Rebibbia assume un posto di rilievo, soprattutto per la visione coraggiosa dell’idea, che viene percepita come un importante tassello di un progetto di rigenerazione culturale di un territorio periferico.

La struttura, infatti, non è concepita solo come memoriale del primo periodo romano di Pasolini, ma come un vero e proprio laboratorio culturale, che ospiterà gruppi di lettura, workshop di scrittura e sceneggiatura, passeggiate narrative, incontri per le scuole, proiezioni e approfondimenti di letteratura e cinema.

La casa d Rebibbia diventa, così, un luogo di incontro e di scoperta, un cantuccio familiare all’interno del multiforme universo pasoliniano, un’officina dai colori crepuscolari, che permette di avvicinarsi all’autore con una delicatezza inedita.

Pasolini vive in questa abitazione di via Giovanni Tagliere 3 dal 1951 al 1954, in compagnia della sua adorata mamma Susanna Colussi, dopo essersi allontanato dalla sua terra natia, il Friuli, dove aveva subito un processo per atti osceni in pubblico e corruzione di minori. Nonostante l’esito del processo si fosse risolto in suo favore, Pasolini fu sospeso dall’insegnamento e, deluso da un provincialismo soffocante, partì alla volta di Roma.

In Friuli lascia la sua gioventù, la purezza di una terra incontaminata, che lo aveva attirato e spinto a cercare la stessa ingenuità, nel dialetto, nei versi poetici, nei suoni, persino nella carnalità più cruda.

Roma lo accoglie, con i suoi colori vivaci e stridenti. Pier Paolo vuole assimilare tutto, con la curiosità e la fame di un animo inquieto.

È tra le mura della casa di Rebibbia che inizia a prendere forma Ragazzi di vita, i cui protagonisti, ragazzotti di borgata, diventano simboli di una romanità viva, resa quasi materica dall’uso del dialetto romanesco, ingrediente a sorpresa di una rappresentazione senza indulgenze.

Poco dopo Pasolini lascerà l’abitazione di Rebibbia per trasferirsi a Monteverde. Sono gli anni in cui avrà inizio la sua parabola cinematografica, sempre costellata di personaggi veri e alimentata da una genuinità priva di rimorsi.

A distanza di 50 anni dalla sua morte, Pasolini continua a rappresentare una fucina di idee, di passioni, di interrogativi che non lasciano indifferenti. E allora, l’invito è quello di riscoprire questo autore anche attraverso le iniziative romane, che permettono di coglierne i tratti più reali e quelli più umani.