Pogacar e Sinner: che numeri 1!
ROMA – Di entrambi si è già scritto delle loro straordinarie qualità sportive, ma anche di quelle, non da meno, umane, perché la sola dominanza sportiva non è sufficiente per essere davvero i numeri 1.
Occorre, infatti, anche impersonare al meglio i valori fondanti dello sport ossia quei principi etici, educativi e sociali che vanno ben oltre la competizione fisica e che trovano specialmente nel rispetto, nella disciplina, nella lealtà, nell’integrità, nell’applicazione e nella cultura del sacrificio, la più alta espressione.
E anche nell’ultima domenica di sport, Pogacar e Sinner hanno dimostrato, ancora una volta, di essere i veri numeri 1 dei rispettivi sport, sia pure in una giornata dagli esiti diversi per i due.
Infatti, mentre il primo si è piazzato al secondo posto nella Parigi-Roubaix (ossia nell’unica classica monumento che ancora non gli riesce di vincere, ndr) dopo una lunga fuga in compagnia del gigante belga Van Aert che lo ha battuto, come era prevedibile, in volata nel velodromo di Roubaix, il secondo ha vinto invece per la prima volta un master 1000 sulla terra rossa, quello di Montecarlo, battendo in finale Alcaraz in due set, riconquistando il primo posto del ranking mondiale e sfatando il diffuso convincimento (almeno fino allo scorso anno quando in finale al Roland Garros proprio contro lo spagnolo ebbe tre palle per vincere il match, ndr) che sulla terra è per lui difficile vincere e che, farlo affrontando proprio il più forte su tale superficie, è praticamente impossibile.
Certo per Pogacar affermarsi alla Parigi-Roubaix avrebbe significato coronare un’impresa riuscita a nessun ciclista ossia vincere consecutivamente, sia pure nell’arco di due stagioni, le 5 classiche monumento, con l’aggiunta per di più del mondiale in linea, oltre che la possibilità di vincere tutte le stesse in questa stagione, avendo già vinto la Milano-Sanremo e il Giro delle Fiandre.
Ma forse il successo di Van Aert finisce per rendere Pogi più umano e, paradossalmente, per dare ancora di più la misura della grandezza delle sue imprese compiute nelle corse di un giorno, in cui vincere significa dover necessariamente staccare i suoi avversari più forti, tra cui sicuramente più di ogni altro Van der Poel, sferrando ripetuti attacchi da lontano non potendosi concedere il lusso di una conclusione allo sprint, almeno con loro. Ma la Parigi-Roubaix è una corsa esclusiva, unica nel suo genere, in cui gli eventi accidentali come forature e cadute possono ribaltare qualsiasi pronostico, in cui la sorte gioca spesso un ruolo decisivo, in cui mancano i muri delle Fiandre per poter sfiancare e poi finire anche gli avversari più ostici, in cui i corridori di notevole stazza, per di più specialisti del pavé e campioni assoluti del ciclocross, come Van der Poel e Van Aert, sono obiettivamente avvantaggiati e difficilmente staccabili da un “peso piuma” come Pogi.
Se a questo si aggiunge che, nella gara in esame, Van Aert è rimasto pressoché sistematicamente a ruota di Pogi costringendolo a farsi totalmente carico dell’onere di sostenere la fuga, dovendo per di più mai abbassare il ritmo per non farsi riprendere da un ristretto gruppo di corridori guidato da un indemoniato Van der Poel, si comprende ancora di più l’esito della gara.
Sarà per un’altra volta, ma Pogi resta il numero 1 per quanto detto e già oggi, per chi scrive, per il suo modo di interpretare le corse vale a dire senza fare troppi calcoli e speculazioni o giocare al risparmio, perfino il più grande ciclista di sempre. Anche in questo si misura, oltre che con i comportamenti umili e all’insegna del fair play che lo contraddistinguono, la sua lealtà e il rispetto per gli avversari.
Di Sinner, si è già detto in più occasioni che, oltre alle grandissime qualità sportive che possiede, ma non da renderlo il più forte in assoluto del circuito in tal senso, sono soprattutto le peculiarità umane a incoronarlo il vero numero 1: forza ed equilibrio mentale, applicazione e cura dei dettagli, perseveranza e sacrificio, mai polemiche o parole fuori posto.
Tutti elementi questi che lo rendono una vera e propria macchina, costante durante tutto l’arco della stagione, con picchi che a volte lo rendono ingiocabile come negli ultimi due mesi e momenti in cui, pur apparendo più “umano”, per batterlo i suoi avversari, con la sola eccezione del suo eterno rivale Alcaraz, devono giocare la partita dell’anno.


