Salviamo i dialetti

ROMA – I dati Istat ci dicono che l’uso esclusivo o prevalente del dialetto appartiene oramai decisamente a un passato ultradecennale e che, inevitabilmente, anche l’uso dello stesso nelle conversazioni quotidiane, sia in ambiti relazionali non ufficiali (familiari e amicali), sia, a maggior ragione, in quelli ufficiali, si sta riducendo ai minimi termini, rappresentando sempre più una rarissima eccezione.

Se da un lato tutto questo è comprensibile, perché rappresenta pure un riflesso delle profonde trasformazioni intervenute nella società dell’attuale millennio, soprattutto in conseguenza della globalizzazione della comunicazione e della digitalizzazione delle relazioni sociali, dall’altro costituisce un fattore di preoccupazione in quanto con i dialetti o vernacoli – ossia le lingue locali “sorelle” dell’italiano standard, che sono non in contrapposizione con quest’ultimo ma parte integrante del nostro patrimonio linguistico – rischia di disperdersi uno straordinario e preziosissimo patrimonio culturale immateriale del Paese.

I dialetti, infatti, costituiscono non solo strumenti di espressione, ma elementi di appartenenza culturale, codici di cultura identitaria che, più di altri, ci rivelano l’identità sociale ed etnoantropologica dei diversi territori e quindi il legame, alle radici più profonde, che unisce i componenti delle comunità che sugli stessi insistono.

E questo a maggior ragione vale per un Paese come l’Italia che, stando a un’indagine dell’Unesco, vanta ben 31 lingue parlate tra l’italiano e i vari dialetti, con il primo che è stato uno strumento essenziale per il processo di unificazione dell’Italia e per la creazione di un’identità nazionale unitaria attraverso la facilitazione delle comunicazioni, e i secondi che, espressioni di specifici contesti geografici e socio-culturali-economici, rappresentano una sorta di lascito ereditario dal valore inestimabile, collegano le generazioni nei secoli e ricordano le nostre origini, le nostre più autentiche radici identitarie.

Ma il declino dei dialetti consegue anche alla tendenza sempre più diffusa di considerarli “robe” retrograde del passato e da ignoranti, “affari” da persone povere e/o con basso livello di istruzione (scarsa scolarizzazione) e per lo più anziane.

Anche se poi va detto che tale tendenza nel nostro Paese varia da regione a regione, con alcune di esse, in particolare Campania, Calabria e Veneto, che sono delle vere e proprie roccaforti del parlato locale, in cui il dialetto lo si continua a parlare in forma esclusiva o alternata all’italiano e conserva ancora tutto il suo fascino, pure per la forza espressiva a volte decisamente riconoscibile, colorita e ironica che è in grado di esprimere.

Ma quello che qui preme sottolineare è che la salvaguardia dei dialetti non è una questione di rievocazione nostalgica del passato, ma costituisce una precisa assunzione di responsabilità.

Va bene celebrare ogni anno la “Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali”, ma occorre fare decisamente di più, promuovendo e sostenendo a livello statale e regionale, in maniera più diffusa, sistematica e sostanziale di quanto finora capitato, iniziative e progetti nei vari ambiti/settori interessati, dall’educazione alla digitalizzazione e ricerca (incontri tra giovani e anziani per favorire lo scambio e la trasmissione orale del dialetto, teatri popolari, gruppi corali, associazioni musicali e produzioni artistiche in lingua locale, mappatura e costituzione di archivi documentari e bibliografici) e che coinvolgano soprattutto le nuove generazioni.

Un’idea particolare?

Prevedere incentivi (contributi) maggiori per quelle produzioni cinematografiche e audiovisive finanziate a livello statale o regionale che, ambientate in determinati contesti territoriali, abbiano come tratto distintivo la recitazione nel dialetto di riferimento, elemento questo che sicuramente restituisce maggiore profondità e credibilità rispettivamente ai personaggi e alle scene girate, consentendo allo spettatore di connettersi e immergersi emotivamente nello spettacolo a cui assiste.