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SIMG: accordo per un nuovo ruolo del Medico di famiglia nella lotta a tutte le patologie virali

SIMG: accordo per un nuovo ruolo del Medico di famiglia nella lotta a tutte le patologie virali

"Occorre far ripartire i percorsi virtuosi di eradicazione dell’HCV e di cura dell’HIV rallentati dalla pandemia"

di Alessia Salmoni

ROMA - La felice collaborazione avviata in questi anni tra i Medici di famiglia della SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie e gli infettivologi della SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali si impegna nuovamente in un progetto già varato prima della pandemia nella lotta all’Epatite C e all’HIV. “Auspichiamo un ruolo nuovo, propositivo per i Medici di Medicina Generale – sottolinea Ignazio Grattagliano, Coordinatore SIMG Regione Puglia – La direzione verso cui vogliamo revisionare i sistemi di cura è quella di interventi specifici in cui il MMG possa prendere in carico i pazienti affetti da virus come HIV e HCV prima, durante e dopo il trattamento. Il nostro compito si potrà estendere anche oltre la presa in carico, allargandosi agli screening di determinate popolazioni a rischio, come detenuti, tossicodipendenti, migranti, senzatetto. Noi medici di famiglia rappresentiamo la figura più vicina a questi pazienti difficili e possiamo dare un contributo determinante nello scovare l’infezione e nell’avviare i soggetti infetti al trattamento”.

LA COLLABORAZIONE TRA LE DUE SOCIETA’ SCIENTIFICHE – SIMG e SIMIT si stanno dedicando da alcuni anni alla promozione degli screening per la ricerca del virus dell’epatite C e dell’HIV. Oggi infatti esistono farmaci rivoluzionari, che permettono di eradicare l’HCV definitivamente, in poche settimane e senza effetti collaterali, mentre l’HIV si può controllare fino a rendere la vita di un soggetto infetto sovrapponibile a quella di una persona sana. Le diverse iniziative di SIMG e SIMIT per far emergere il “sommerso”, ossia le persone affette dal virus ma inconsapevoli della loro condizione, hanno preso il via già nel 2019. L’emergenza Covid ha interrotto questi processi virtuosi, ma, parallelamente, ha costituito anche l’occasione e l’opportunità per trovare nuove strategie comunicative e gestionali. Il Covid ci ha insegnato anche che non è possibile considerare un sistema ospedalo-centrico, ma è necessario potenziare le collaborazioni e i collegamenti oggi esistenti con Istituzioni, strutture territoriali, associazioni. Per affrontare questa nuova situazione si è tenuto l’evento istituzionale online “Alla ricerca del virus 2.0”, organizzato con il contributo non condizionato di Gilead Sciences.

UN PROGETTO AMBIZIOSO - “Alla ricerca del virus è un progetto molto ambizioso – sottolinea il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT – I virus HIV e HCV hanno provocato due epidemie ormai stanziali in Italia, che comportano l’infezione di centinaia di migliaia di persone, per le quali dobbiamo cercare di far emergere il sommerso. È un obiettivo importante per loro stessi affinché possano intraprendere un percorso terapeutico, ma è fondamentale anche per la comunità, al fine di interrompere la catena dei contagi, che incrementa il numero di infetti. Questo periodo di Covid abbiamo capito che la sanità è un bene pubblico: SIMIT è fortemente impegnata in obiettivi di sanità pubblica e ha trovato un partner efficace nella medicina generale, che può raggiungere tutte le persone e trasmettere le giuste informazioni”.

L'OBIETTIVO - “Il nostro obiettivo iniziale con il progetto ‘Alla ricerca del virus’ era di sensibilizzare medici e pazienti nel trattamento di tutti i soggetti affetti da Epatite C e HIV – evidenzia il Prof. Cricelli, Presidente SIMG - L’iniziativa si è rivelata profetica, perché la necessità di affrontare le patologie virali in maniera sistematica con una cultura specifica della ricerca dei virus sono diventati temi prevalenti. Oggi riprendiamo questa campagna, perché quegli obiettivi restano ancora primari; la pandemia passerà, ma non diminuirà la necessità di controllare le patologie virali. Guarire una patologia virale si può, lo abbiamo dimostrato con l’Epatite C. Questa iniziativa rappresenta un modello di approccio metodologico alle patologie acute virali: i modelli di ricerca dei virus sono quelli oggi usati anche per il Sars-CoV-2, per il quale abbiamo potuto giovarci di un percorso in parte già definito”.

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