“Decreto Sicurezza”, questa volta lo scontro politico si sposta sui manifesti
ROMA – Una storia senza fine quello del c.d. “Decreto Sicurezza”: dalle polemiche (e perplessità) originate dalla relazione dell’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione a quelle da ultimo scatenate dalla decisione con cui il Comune di Roma dispone la rimozione (ovvero la copertura) dei manifesti affissi dalla Lega per illustrare – in maniera piuttosto incisiva e icastica – gli effetti di alcune disposizioni del decreto stesso, ritenendo che le immagini a corredo degli stessi sarebbero lesive delle norme sull’etica della pubblicità perché basate su stereotipi, preconcetti etnici e pregiudizi razziali.
“Blocchi una strada a chi lavora? Finisci in galera.”, “Scippi in metro? Finisci in galera senza scuse.“, “Occupi una casa? Ti buttiamo fuori in 24 ore.”, questi i contenuti, asciutti e chiari, dei manifesti “leghisti” oggetto dello scontro che è conseguito alla ricordata decisione del Campidoglio di ordinarne la rimozione.
Un ragazzo con i capelli rasta, eco-attivista di “Ultima Generazione” rinominata “Ultima Degenerazione”, associato al blocco di una strada, una donna che parrebbe di etnia rom collegata a uno scippo in metro, un uomo di colore, unitamente ad altre due persone che sembrerebbero di origine extracomunitaria, accostato a un’occupazione abusiva, sono le immagini “censurate”, prodotte dall’intelligenza artificiale, che fanno salire ulteriormente la temperatura delle tensioni politiche in atto.
Nel frattempo, nei giorni scorsi, alla luce del sole e anticipando per certi aspetti la decisione del Comune, ragazzi immortalati da video che ne oscurano la fisionomia hanno pensato di esprimere il loro dissenso avverso tali manifesti imbrattandoli con una sostanza (vernice?) di colore rosso, operazioni queste che, almeno stando alle riprese, parrebbero essere state svolte con naturalezza e sfrontatezza, come se fossero la cosa più naturale da farsi su strade e spazi pubblici.
Di “bavaglio comunista”, di censura alla libera manifestazione del pensiero da parte dell’amministrazione Gualtieri parlano gli esponenti della Lega, che peraltro annunciano non solo di voler contestare l’accaduto in tutte le opportune sedi, ma anche di rilanciare la stessa campagna di comunicazione politica in altre Città e con l’utilizzo di altri mezzi (magliette dedicate).
Di converso, il fronte politico opposto parla di propaganda politica vergognosa e discriminatoria da parte della Lega, di istigazione al razzismo, all’odio e al disprezzo verso categorie marginalizzate.
Insomma, una storia che non finisce qui, che sarà contrassegnata da iniziative politiche e giudiziarie e che, a nostro parere, ripropone un inestinguibile conflitto, almeno in politica.
Si tratta della contrapposizione tra la cruda e brutale narrazione di una realtà, in questo caso piuttosto diffusa nel nostro Paese (quanti snervanti e ingiustificabili blocchi stradali sono imputabili a gruppi integralisti, massimalisti in materia di ambiente? Quanti borseggi in metropolitana sono compiuti da persone di etnia rom? Quante occupazioni abusive di immobili sono opera di persone extracomunitarie arrivate in modo irregolare in Italia e prive di lecite fonti di sostentamento?), e l’appello a, l’evocazione di principi primari e sacrosanti in uno Stato di diritto, come quelli che condannano qualsiasi forma di discriminazione, anche solo eventuale.
Delle domande, nello specifico, potrebbero tuttavia aiutarci a riflettere sulla riferita contrapposizione:
- ma una persona che, tra le tantissime, abbia a cuore l’ambiente e si impegni civilmente per la sua salvaguardia, potrebbe sentirsi discriminata dall’immagine del ragazzo arrestato per aver bloccato in modo illegale una strada, procurando disagi e disservizi?
- ma una persona di etnia rom che viva lecitamente e perfettamente integrata nel nostro Paese, che sia consapevole del fatto che tale condizione rappresenta purtroppo (per molteplici ragioni) un’eccezione, potrebbe sentirsi lesa dall’immagine della donna della sua stessa etnia, arrestata per aver compiuto un borseggio in metropolitana?
- ma una persona di colore o comunque extracomunitaria, che parimenti viva lecitamente e perfettamente integrata nel nostro Paese e sia consapevole del fatto che la sua condizione rappresenta, sfortunatamente, una situazione che non corrisponde a quella di moltissimi, potrebbe sentirsi offesa dall’immagine di persone di origine extracomunitaria che, avendo occupato illegalmente una abitazione, vengono estromesse dalla stessa per riconsegnarla al legittimo proprietario o possessore?
La risposta a tali domande dipende evidentemente da diversi fattori, non ultimo il modo con cui ognuno di noi, sulla base dei valori e principi che guidano le nostre azioni, concepisce e approccia la vita.
Personalmente, ad esempio, rispetto ai tanti luoghi comuni sugli italiani all’estero, a volte fastidiosi, non mi sentirei discriminato se mi rendessi conto o pensassi che tali credenze fossero fondate, comprovate da situazioni fattuali, anche nel caso in cui le stesse non mi appartenessero. In tale ultimo caso, infatti, penserei di essere non un italiano discriminato, ma più semplicemente un italiano diverso da altri.


