Siti sessisti: perché ci si meraviglia così tanto?
ROMA – Le vicende del gruppo “Mia moglie” su Facebook e del portale Phica sui quali, rispettivamente, si pubblicavano foto di mogli e fidanzate a loro insaputa e contenuti porno e foto date in pasto online senza il consenso delle interessate, corredandole naturalmente di commenti sessisti, stanno suscitando in questi giorni grande sconcerto e indignazione, anche per il fatto che a restarne vittime sono, tra le altre, donne che fanno politica, dello spettacolo, professioniste.
A chi scrive, tale stupore ricorda per certi aspetti quanto si verificò nel nostro Paese durante gli anni di “tangentopoli”: all’improvviso, gli italiani trasecolarono nello “scoprire” come ci fosse un sistema di tangenti, in verità “istituzionalizzato”, sedimentato e noto a tutti, che alimentava illecitamente in parte i partiti politici, con le loro macchine ipertrofiche e attività, in parte le tasche di chi la politica, con ruoli diversi, la svolgeva.
In questo caso, invece, si “scoprono” quasi d’incanto i rischi e soprattutto le degenerazioni della rete, di tutto ciò che viaggia attraverso internet ossia la rete globale, la “rete di reti”, ci si meraviglia di come la rete, da cui c’è una dipendenza tossica di moltissime persone, possa nutrire o favorire nella migliore delle ipotesi fantasie, perversioni, dissolutezze e morbosità che, in misura diversa, caratterizzano ciascuno di noi, ma a volte anche veri e propri disturbi parafiliaci, ossia impulsi o comportamenti sessuali ricorrenti e intensi che possono coinvolgere anche persone non consenzienti, bambini o comunque implicare atti che causano in altri sofferenza o umiliazione.
Sembra che ci si sorprenda che la rete possa pure sfamare svariate forme di delittuosità – anche attraverso estorsioni basate sulla minaccia di diffondere informazioni imbarazzanti e/o immagini private – che vedono loschi figuri o vere e proprie organizzazioni criminali fare mercimonio del corpo delle donne, tradurlo in album pornografici, favorendone spesso una veicolazione misogina.
Pare che si ignori o si “scopra” con incredulità che tutto ciò (immagini e audio) che si carica in rete sia esposto a rischi enormi di illecita sottrazione e veicolazione, soprattutto quando oggetto di caricamento è il proprio corpo, la propria intimità, rischi questi che si corrono, banalmente, anche quando si porta in riparazione il proprio telefono cellulare o PC.
Senza contare, a proposito di volti, corpi e voci caricati in rete, il rischio connesso ai deepfake – “Il falso che ti «ruba» la faccia (e la privacy)”, recita una scheda informativa pubblicata sul sito del Garante per la protezione dei dati personali – vale a dire foto, video e audio creati grazie a software di intelligenza artificiale che, partendo proprio da immagini e audio veri, riescono a modificare o ricreare, in modo assolutamente realistico, le caratteristiche e i movimenti di un volto o di un corpo e a imitare fedelmente una determinata voce.
Si tratta di veri e propri “falsi” digitali, che costituiscono una grave forma di furto di identità perché, come chiarisce il Garante medesimo con la ricordata scheda, «… le persone che compaiono in un deepfake a loro insaputa non solo subiscono una perdita di controllo sulla loro immagine, ma sono private anche del controllo sulle loro idee e sui loro pensieri, che possono essere travisati in base ai discorsi e ai comportamenti falsi che esprimono nei video …», con la conseguenza che potrebbero «… essere rappresentate in luoghi o contesti o con persone che non hanno mai frequentato o che non frequenterebbero mai, oppure in situazioni che potrebbero apparire compromettenti …», circostanze queste che costituiscono una grave minaccia per la loro riservatezza e dignità.
Sempre nella scheda, inoltre, si dà rilievo al fatto che in particolari tipologie di deepfake, dette deepnude, persone ignare possano essere rappresentate, in foto e video falsi, in pose discinte, situazioni compromettenti o addirittura in contesti pornografici.
Il Garante conclude la scheda informativa in parola con alcuni suggerimenti, il primo dei quali, teso a prevenire il verificarsi di casi di deepfake, consiste nello «Evitare di diffondere in modo incontrollato immagini personali o dei propri cari…».
È proprio questo il punto: applicare, per quanto possibile, il buon senso, la diligenza ordinaria nella pubblicazione/diffusione online di immagini e audio personali, a maggior ragione se relativi alla propria sfera più intima, perché a ben vedere si tratta del modo migliore – benché sono vigenti normative europee e nazionali poste in senso lato a tutela della riservatezza e dignità delle persone – per contenere i rischi e i pericoli che ne venga fatto, per i più svariati motivi, un illecito impiego.
Rischi e pericoli che evidentemente non sono insiti nella tecnologia in sé, ma nell’uso che di essa si può fare e che non possono che essere sempre maggiori in una società in cui le relazioni digitali sono via via più diffuse, in cui è crescente lo sviluppo dell’infrastruttura digitale anche rispetto alla sessualità, all’erotismo, alla pornografia, allo scambismo e agli incontri trasgressivi.


