Una Valle al voto

AOSTA – Domenica 28 settembre la Valle d’Aosta, una delle Regioni più caratteristiche del nostro Paese, è chiamata a rinnovare il Consiglio regionale.

Anche il momento del voto per formare l’assemblea elettiva, in una Regione che in particolare si contraddistingue rispetto alle altre per essere la più piccola, per la maggiore altitudine media (non a caso viene denominata anche il “Tetto d’Europa” con le sue vette Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino e Gran Paradiso), per il minor numero di abitanti e la più bassa densità di popolazione, per il bilinguismo ufficiale (italiano e francese) e l’assenza di province, assume dei contorni peculiari e distintivi.

Ci si riferisce, in specie, alla partecipazione al voto di liste autonomiste che hanno sempre raccolto rilevanti percentuali di consenso elettorale – come l’Union Valdôtaine che da sempre, per effetto di tale consenso, è al governo della Regione – e al fatto che è rimasta l’unica regione italiana il cui Presidente non viene eletto a suffragio universale e diretto, ma dal Consiglio regionale tra i suoi 35 membri.

Il sistema elettorale, nello specifico, oltre a prevedere una soglia minima per partecipare all’attribuzione dei seggi, questa volta si caratterizza anche per la possibilità, per i circa 103mila elettori della Valle, di poter esprimere sulla scheda elettorale fino a un massimo di tre preferenze, di cui necessariamente una di genere.

All’appuntamento elettorale del prossimo 28 settembre, 9 sono le liste in campo: Fratelli d’Italia-Giorgia Meloni, Forza Italia-Insieme Ensemble-La Renaissance e Lega Vallée d’Aoste, che insieme formano la coalizione di centro-destra; due liste di “autonomisti”, Union Valdôtaine (UV) e Autonomisti di Centro; tre liste di sinistra ossia Pd Federalisti Progressisti VDA, Alleanza Verdi Sinistra e Valle d’Aosta Aperta; Valle d’Aosta Futura, espressione di quella parte della comunità valdostana raccoltasi attorno a un progetto comune durante la pandemia Covid.

Come si diceva la maggioranza si forma in Consiglio regionale e, finora, si è sempre imperniata attorno all’UV e a forze politiche di sinistra, ma non sono mancati, soprattutto in momenti di precari o instabili equilibri politici, casi di consiglieri eletti nelle fila di altre forze politiche che si sono poi aggregati alla maggioranza.

Domenica 28 settembre, peraltro, è un giorno di “election day” per la Valle perché oltre che per le regionali si vota pure per il rinnovo dei consigli e l’elezione dei sindaci in ben 65 comuni su 74, compreso il comune capoluogo Aosta.

Stando ai sondaggi e agli “umori” in Valle, ma anche in considerazione dell’attuale assetto politico a livello nazionale, forse per la prima volta si rileva la possibilità di un’alternanza politica rispetto al consolidatissimo scenario di governo regionale prima descritto.

La Valle D’Aosta, come la quasi totalità delle altre regioni, si caratterizza per alcuni grandi temi/problemi irrisolti (sanità, infrastrutture fisiche/digitali e politiche giovanili in particolare), ma nel suo caso la coalizione di centro-destra, non essendoci mai stata un’alternanza rispetto a governi regionali a trazione autonomista-sinistra, possiede indubbiamente dei vantaggi: quello di non aver mai potuto effettuare scelte di governo dirette a risolverli e, consequenzialmente, quello di non poter essere chiamato a rispondere della cronicizzazione in alcuni casi degli stessi, quale effetto di scelte sbagliate o non fatte nei decenni scorsi.

 

Sentiamo, in proposito, la dott.ssa Claudia Bugiardini, candidata al Consiglio regionale della Valle d’Aosta nella lista di Fratelli d’Italia.

 

Dott.ssa Bugiardini, ci parli un po’ di lei e delle ragioni che l’hanno spinta a candidarsi.

 

La mia passione per la politica nasce lavorando, da funzionario regionale, per la politica. Negli ultimi 16 anni ho avuto modo di approfondire i numerosissimi temi affrontati dal Consiglio regionale, anche attraverso la stesura dei relativi atti e il supporto giuridico-amministrativo ai consiglieri regionali. Naturalmente questa è un’attività svolta sulla base dei titoli di studio e formativi conseguiti, ma anche delle molteplici esperienze professionali maturate sul campo, come nel caso della partecipazione a gruppi di lavoro con i colleghi di altre regioni. Si tratta di un’attività esercitata con grande passione e che, tra l’altro, mi ha consentito di apprendere i processi, i meccanismi attraverso i quali maturano le decisioni politiche che poi si riflettono sulla vita di noi cittadini. La scelta di candidarmi discende dal fatto che mi sento matura, a 50 anni, di affrontare la sfida, consapevole di poter giocare, se i miei concittadini decideranno di accordarmi il consenso necessario a essere eletta, un ruolo in Consiglio regionale fin da subito, senza quei necessari “tempi di apprendistato”, spesso lunghi, che chi non ha familiarità con l’istituzione e gli strumenti e i mezzi per l’esercizio delle relative funzioni si trova a dover evadere. Senza contare poi che tale periodo di rodaggio è necessario anche per potersi muovere agevolmente all’interno dei complessi e articolati apparati in cui si declina la macchina organizzativa regionale, al fine di poter trattare e risolvere le varie questioni. Ma la decisione di candidarmi scaturisce anche dal desiderio di voler dare un contributo affinché la nostra comunità possa tornare a guardare al futuro con fiducia. Sono arrivata in Valle d’Aosta da bambina, nel 1980, e da adolescente prima e da ragazza poi percepivo il privilegio di vivere in una Regione “speciale”, in cui era semplice spostarsi, in cui ci si sentiva al sicuro, in cui la sanità pubblica si distingueva per l’appropriatezza delle prestazioni erogate, in cui numerose erano le opportunità di lavoro e gli stipendi erano sicuramente adeguati rispetto ai prezzi dei beni e servizi che compongono il c.d. “carrello della spesa”. Oggi le cose, e lo dico in modo scevro da qualsiasi condizionamento da appartenenza politica, sono profondamente cambiate. Siamo diventati la fotografia sbiadita di quel che eravamo, l’autonomia speciale, che prima si misurava in termini di qualità dei servizi resi da tutte le istituzioni pubbliche, ora si sente soltanto raccontare, e si avverte una sorta di adattamento al declino, anche perché la politica spesso ha deluso, dopo averle alimentate, le aspettative dei cittadini. Ecco, la mia scelta di candidarmi discende anche dal non voler accettare passivamente questo tramonto, dal non volermi rassegnare all’idea che questo stato di cose non possa essere cambiato”.

 

Ci dica degli obiettivi programmatici del suo partito e della coalizione di cui fa parte.

 

Ci presentiamo a questo appuntamento con la forza di un progetto chiaro che, oltre a individuare i singoli punti programmatici, vuole affermare un nuovo metodo, un modo diverso di fare politica rispetto al passato, superando la logica dei piccoli interessi e delle alleanze tese alla gestione del potere per il potere, ricostruendo un patto di fiducia tra cittadini, imprese e istituzioni. La Valle d’Aosta ha tutti i requisiti e le potenzialità per essere un territorio di riferimento in Italia e in Europa, ma troppo spesso queste opportunità sono state frenate e vanificate da una classe dirigente non solo autoreferenziale, ma anche incapace di fare scelte coraggiose e assumersi le inerenti responsabilità. Il cambiamento che proponiamo non vuole essere una rottura sterile, ma la scelta di restituire centralità al merito, valorizzare le competenze, premiare chi produce e ascoltare davvero le voci dei cittadini. Serve una politica capace di guardare lontano e allo stesso tempo risolvere i problemi quotidiani. Una politica che abbia il coraggio di scegliere e di agire. Vogliamo abbattere i muri dell’immobilismo, dire no ai compromessi che hanno bloccato lo sviluppo e offrire un governo forte, autorevole e trasparente. La politica deve tornare a essere servizio e non privilegio, il buon governo deve essere la regola e non l’eccezione. E questo progetto non è isolato: è parte di una grande famiglia politica che oggi guida l’Italia e rappresenta i cittadini in Europa. Per la prima volta la Valle potrebbe contare su un legame diretto con un governo nazionale vicino, attento e pronto a sostenere le sue esigenze. I nostri ministri e parlamentari già sono per noi interlocutori presenti, ma anche capaci di valorizzare, se si lavorasse in collaborazione, le peculiarità di questo territorio e di portare a Roma e a Bruxelles le istanze valdostane. È una rete che garantirebbe ascolto, risorse e visibilità, trasformando le idee in azioni concrete. Accanto a questa visione politica, il nostro programma affronta i temi strategici per il futuro della Regione: gestione responsabile delle finanze con riduzione degli sprechi; trasporti moderni e integrati; sanità di qualità con cure tempestive e presidi anche nelle aree periferiche; turismo destagionalizzato e innovativo; formazione e sostegno alle professioni tecniche; tutela dell’ambiente ma senza ideologismi; trasformazione delle risorse e dell’innovazione in occasioni di crescita, muovendo dalla consapevolezza che non vi potrà essere sviluppo senza rimuovere quegli elementi di vulnerabilità che riducono la nostra competitività, come il divario infrastrutturale, sia fisico, sia digitale, rispetto ad altre regioni d’Italia e d’Europa, che è sotto gli occhi di tutti. La nostra agricoltura necessita di filiere corte e promozione dei prodotti tipici, la pubblica amministrazione va sburocratizzata, resa digitale, semplice e trasparente, la scuola e l’università vanno poste al centro del progetto, come motori propulsori del cambiamento”.

 

C’è qualcosa che più di altre le sta a cuore?

 

Certamente, è il tema del disagio giovanile, del contrasto alle dipendenze e ai suicidi, soprattutto tra i più giovani, che rappresentano per la nostra Regione un tristissimo e dequalificante primato. La politica ha il dovere di assumersi la responsabilità di affrontare questi temi con serietà e visione. Il consumo di alcol e di droghe pesanti tra i minori, il gioco d’azzardo, l’abuso di psicofarmaci, le dipendenze digitali, stanno crescendo in maniera preoccupante. Tutte queste dipendenze non fanno che acuire il disagio giovanile e spesso sono collegate a una spirale diabolica che porta al suicidio. Non si tratta di casi isolati, ma di un disagio che cresce in silenzio tra le nuove generazioni, aggravato dalla solitudine e dalla fragilità emotiva, dall’isolamento digitale e dall’incertezza sul futuro. Il potenziamento dei servizi sociali territoriali, il rafforzamento del supporto psicologico nelle scuole, l’istituzione di un gruppo di lavoro dedicato al disagio giovanile, la raccolta dei dati sulle dipendenze per l’implementazione costante delle politiche di prevenzione e cura, adeguandole a una realtà in veloce cambiamento, l’istituzione di centri giovanili multifunzionali come spazi di socialità e creatività in cui i ragazzi possano coltivare passioni, sport, cultura e impegno civico, sono alcune delle nostre soluzioni, tese a ritrovare le chiavi di un utile dialogo tra i giovani. Questi temi per Fratelli d’Italia sono una priorità nazionale e locale, perché non può esserci crescita economica, sviluppo sociale o futuro credibile se i nostri ragazzi non riescono a credere e ad avere fiducia nella vita”.

 

In conclusione, come si può secondo lei superare la “diffidenza” che in Valle ancora si avverte nei confronti dello Stato, ragione per cui non di rado si fa a tutto oggi fatica a sentirsi “italiani”.

 

Esiste una cultura italiana valdostana formata da tutti quei valdostani, che sono oramai la maggioranza della popolazione, che sono immigrati da altre regioni italiane o figli di immigrati, e che si sentono italiani oltre che valdostani. Si tratta di persone, e la mia famiglia ne è un esempio, che questa terra, rinunciando alla propria, l’hanno scelta sposandone costumi, tradizioni, riti e regole non scritte, e che quindi la amano quanto i valdostani autoctoni ma non per questo si sentono diversi dagli altri italiani. Difendere l’autonomia speciale non può significare chiudersi in modo miope in sé stessi, allo scopo di difendere, a mio avviso mortificare, le proprie radici. Non dialogare con lo Stato significa rinunciare a stare al passo con la realtà che cambia, con le novità legate alle politiche UE, con le possibilità di sviluppo che solo quando si è dentro il sistema si possono cogliere. Ed è per questo che nutro apprezzamento per chi oggi, a differenza che in passato, candidandosi al di fuori di liste autonomiste mostra di volersi affrancare da quelle logiche conservatrici e superate che hanno decisamente concorso a determinare l’attuale fase di regresso o se vogliamo di stagnazione della nostra Regione, aprendosi invece a una “integrazione” sotto diversi profili con il resto del Paese, che è un elemento assolutamente determinante per la crescita della Valle. In tal senso, vorrei esprimere la mia profonda gratitudine a Giorgia Meloni, che sta orgogliosamente risvegliando il sentimento di appartenenza all’Italia anche nella nostra Regione”.