La Groenlandia, la terra dei desideri di tutti!
ROMA – Un Paese già colonia della Danimarca-Norvegia nel 1721, colonia solo danese dal 1814 con la separazione di Danimarca e Norvegia, poi parte integrante del Regno di Danimarca nel 1953.
Un Paese che, tuttavia, manteneva un elevato grado di autonomia, con l’autogoverno per gli affari interni riconosciuto nel 1979 dal parlamento danese, con la Danimarca che continua a gestire finanza, difesa e politica estera.
Nel 1985, all’esito di un referendum, la Groenlandia usciva dalla CEE, acquisendo progressivamente maggiore autonomia sebbene restasse formalmente parte del Regno di Danimarca.
La più grande isola del mondo, situata tra l’Oceano Atlantico del Nord e l’Oceano Artico, ancora più a nord del Circolo polare artico, nota a tutti per la sua superficie terrestre prevalentemente ricoperta di ghiaccio, con i suoi nemmeno 60mila abitanti che vivono lungo la costa nei fiordi liberi da ghiacciai, e per fenomeni naturali, legati alla sua posizione geografica, come il sole di mezzanotte in estate e l’aurora boreale (bande luminose danzanti nel cielo notturno) in inverno.
Le risorse e la strategicità della posizione geografica
Ma la Groenlandia è anche l’isola dalle enormi ricchezze eclissate sotto i ghiacci, dalle terre rare come il neodimio (essenziali per tecnologie verdi e digitali) al petrolio, dal gas naturale all’uranio, dal piombo al nichel, dal litio al rame, dal titanio al tungsteno, per proseguire con l’oro, lo zinco, i rubini e i diamanti.
Lo scioglimento e il ritiro dei ghiacci stanno rendendo queste risorse sempre più accessibili, ma aprono anche nuove rotte marittime strategiche, strategicità che riguarda pure le vicine rotte sottomarine.
E non è un caso che tra gli obiettivi dichiarati a più riprese da Donald Trump figura, come prioritario, quello dell’acquisizione da parte degli Stati Uniti della sovranità sui territori della Groenlandia, sede delle basi americane – con una presenza militare, senza trasferimento di sovranità, consolidatasi durante la Guerra fredda – per assumerne il pieno controllo. Territori che però fanno gola anche a Russia e Cina e di questo Trump ne è pienamente consapevole.
Ma l’affaire Groenlandia riguarda, evidentemente, oltre la Danimarca l’intera Unione Europea e, in questi ultimi giorni, dopo una fase in cui non sono mancate posizioni monolaterali e diversificate, sembra stia prendendo corpo tra gli Stati Membri la consapevolezza che il dossier inerente debba restare sotto l’egida della NATO, attraverso una trattativa collocata in una cornice alleata perché sono in ballo, più che la sovranità dell’isola, tra l’altro: la sicurezza e la governance della regione artica; la coesione e la tenuta dell’Alleanza Atlantica; la credibilità del diritto internazionale; la ridefinizione dei confini della deterrenza e quindi degli strumenti politici e/o militari e/o economici attraverso cui scoraggiare azioni ostili o dannose.
In tale quadro non bisogna dimenticare che per gli americani annettere territori attraverso accordi e transazioni, trasformare gli stessi in oggetto di negoziazioni dopo aver utilizzato o minacciato l’uso della forza militare non è così anomalo come per noi europei.
Il tema semmai è un altro ossia come mai ai fini della sicurezza nazionale solo la Groenlandia e non anche altri territori vicini è diventata così indispensabile, così centrale per gli Stati Uniti, tenuto conto che nella regione artica esistono altri punti di contatto sensibili, soprattutto con la Russia, sotto il profilo geopolitico e militare.
La risposta probabilmente la si trova nel fatto che la Groenlandia significa le rilevantissime risorse di cui prima ancora pressoché totalmente inesplorate e come tali approvvigionabili, la presenta spazi di agibilità politica molto più ampi rispetto ad altri territori, anche ai fini della sola stipula di accordi per l’effettuazione di investimenti e senza un’annessione territoriale formale e l’acquisizione della relativa sovranità.
Possibile scenario: salvare la faccia dell’Europa ed evitare il tracollo dell’Alleanza Atlantica!
Sui possibili scenari che assumerà la vicenda sommariamente descritta si stanno sbizzarrendo in questi giorni gli osservatori internazionali e i principali centri di analisi in materia, ipotizzando molteplici scenari.
Tra tali possibili canovacci quello che a noi appare più verosimile consiste nella rinuncia degli Stati Uniti all’annessione formale della Groenlandia, che resterebbe pertanto territorio danese ma entrerebbe sostanzialmente nell’orbita dei primi sotto il profilo della sicurezza, oltre che sotto quello del controllo di fatto delle infrastrutture e degli investimenti strategici. E, a tal fine, non mancherebbero agli Stati Uniti strumenti persuasivi come quello dei dazi.
L’Europa potrà quindi dire di avere (sul piano formale) lasciato inalterato l’attuale assetto e la NATO potrà continuare a sopravvivere.
Quello rappresentato potrebbe costituire un equilibrio duraturo e reale?
Ci sarebbe da dubitarne fortemente, perché probabilmente rappresenterebbe l’ennesima dimostrazione dell’intrinseca e strutturale debolezza dell’Unione Europea in politica estera internazionale, ma anche un’altra occasione per interrogarsi sull’opportunità del mantenimento in vita della NATO così come concepita nel periodo della “Guerra fredda” tra i due blocchi contrapposti, non fosse altro perché uno di essi si è dissolto con la caduta del Muro di Berlino e gli scenari internazionali sono nel frattempo profondamente mutati.


