Città “Zona 30”
ROMA – Numerose sono le città europee, tra cui diverse anche nel nostro Paese, che hanno stabilito il limite di velocità di 30 km/h, in particolare nei relativi centri storici.
Ma perché proprio la soglia dei 30 km/h? L’Unione Europea si è posta, da tempo, l’obiettivo di dimezzare, rispetto al livello del 2019, il numero di vittime della strada entro il 2030.
In tale direzione, si muovono la direttiva europea sulla patente di guida – approvata a ottobre 2025, alla quale gli Stati membri dovranno adeguarsi adottando le disposizioni legislative di recepimento entro il 26 novembre 2028 e applicandole dal 26 novembre 2029 ndr – che introduce, tra l’altro, la patente digitale valida in tutta l’UE e disponibile sullo smartphone, controlli medici più rigorosi per i conducenti, in particolare per gli over 65, rigorosi limiti di potenza del veicolo per i neopatentati, l’aumento delle ore di guida obbligatorie e l’introduzione della formazione modulare per conseguire la patente di guida. Ma vanno nella stessa direzione anche le direttive europee sulla sospensione della patente di guida e su pesi e dimensioni dei veicoli pesanti, nonché un pacchetto di modifica dei controlli tecnici sui veicoli (c.d. revisione), estesi anche ai motocicli maggiori di 125 cc.
Stando al 19th Annual Road Safety Performance Index (PIN Report) dell’ETSC (European Transport Safety Council) – vale a dire il 19° Indice annuale delle prestazioni di sicurezza stradale (Rapporto PIN) del Consiglio europeo sulla sicurezza dei trasporti (di seguito: Report), pubblicato il 24 giugno 2025 – i 30 km/h rappresentano la soglia massima di velocità entro cui la coesistenza di auto e utenti vulnerabili (pedoni e ciclisti) è considerata accettabile, ma l’applicazione di tale limite di velocità, si legge nello stesso documento, diventa davvero efficace quando è supportata da strategie urbane su scala più larga.
È il caso, ad esempio, del ridisegno degli spazi pubblici per renderli più accessibili e vivibili, dell’ampliamento di piste ciclabili e aree pedonali, della realizzazione di nuovi arredi urbani tesi a rallentare il traffico, come dissuasori di velocità e apposite barriere fisiche (rotatorie, dossi artificiali, attraversamenti pedonali rialzati e ben segnalati, restringimenti delle carreggiate), e della segnaletica verticale e orizzontale ben visibile.
I dati sulla sicurezza stradale
Il Report evidenzia pure come la velocità alla guida sia un fattore determinante nel causare non solo gli incidenti stradali, ma anche le conseguenze che scaturiscono dagli stessi in termini di decessi e gravità delle lesioni.
Ed è proprio per questo che nel Report si raccomanda ai Paesi UE l’introduzione del limite di velocità di 30 km/h nelle aree densamente popolate, vicino a scuole, parchi e zone residenziali, in considerazione della riduzione sia dello spazio di frenata, sia dell’impatto in caso di incidente, che ne deriverebbero. In tale ultimo senso, il Report ci dice anche che in caso di collisione con un veicolo che viaggia a una velocità massima di 30 km/h, la probabilità di riportare lesioni gravi per un pedone di età superiore ai 65 anni si riduce al 15,4%, scendendo al 9,4% per i pedoni di età inferiore; secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il rischio di morte per un pedone investito a 30 km/h è del 10%, supera invece l’80% a 50 km/h.
I dati sull’inquinamento
Ma i vantaggi delle zone 30 km/h si estendono anche all’inquinamento acustico e atmosferico.
Infatti, significativa è certamente la riduzione del rumore del traffico, si stima fino a 3-5 decibel nelle aree urbane, così come la diminuzione delle concentrazioni di PM10 (particolato) nei contesti urbani, che consegue alla minore usura di pneumatici e freni procurata da brusche accelerazioni e/o frenate.
Le difficoltà nell’applicazione delle “Zona 30” e le critiche alle stesse
Mantenere con un veicolo, sia pure in contesti urbani, una velocità non superiore a 30 km/h comporta indubbiamente delle oggettive difficoltà per il conducente. Infatti, soprattutto laddove vi siano dei rilevatori di velocità e il connesso rischio di vedersi comminare delle sanzioni per eccesso di velocità, tenere una velocità non superiore a detto limite significa per il conducente correre, paradossalmente, il rischio di una distrazione visiva e cognitiva, richiedendo l’osservanza di tale velocità un occhio sempre vigile sul tachimetro e la ricerca di un rapporto, non facile per tutti, con il pedale dell’acceleratore (che, al più, in tale situazione va solo accarezzato), fattori questi che possono distogliere lo sguardo dalla strada e rallentare i tempi di reazione del conducente stesso.
Senza contare che spesso si avverte il sospetto che il limite di 30 km/h, accompagnato da rilevatori di velocità (autovelox) fissi, sia dettato, più che dall’effettiva esigenza di aumentare la sicurezza stradale e favorire tutto ciò che ne potrebbe conseguire, da quella “di fare cassa” da parte degli enti che assumono le relative determinazioni.
Non è un caso, infatti, che si sia parlato, con riferimento agli autovelox fissi installati dagli enti locali sulle proprie strade, di “galline dalle uova d’oro” finalizzate a ridare ossigeno, attraverso gli introiti derivanti dall’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie per violazione del codice della strada, ai bilanci spesso asfittici degli stessi.
Ma la sensazione è pure che per alcune amministrazioni stabilire la “Zona 30” corrisponda a una misura “spot”, di “bandiera”, a una dimostrazione di maggiore sensibilità rispetto a temi, quelli della sicurezza stradale e della salvaguardia dell’ambiente in senso lato, sempre di grande attualità e su cui distinguersi politicamente.
La soluzione auspicata
Quelle delle “Zona 30” in Italia sono state finora sperimentazioni isolate, a macchia di leopardo, è mancata cioè una regia nazionale, la definizione di una disciplina unitaria che rendesse, al sussistere di certe condizioni, obbligatoria tale misura.
Non sono quindi in discussione le “Zona 30” in quanto tali, ma l’assenza di una regolamentazione che ne renda omogenea l’applicazione su tutto il territorio e possa favorire, effettivamente, i vantaggi descritti per la sicurezza stradale e l’ambiente. Ma sarebbe sbagliato illudersi, come si sottolinea nel Report, che tale soluzione possa costituire da sola un rimedio efficace senza che sia associata alle richiamate misure di ridisegno degli spazi pubblici, di ampliamento di piste ciclabili e aree pedonali e la realizzazione dei nuovi arredi urbani, nonché a maggiori e stringenti controlli sulle strade da parte di chi vi è istituzionalmente preposto.
E poi, come ricordato, proprio per non rendere particolarmente complicata la vita degli automobilisti al volante e per ridurre i rischi a persone e cose da distrazione visiva e cognitiva degli stessi, perché non prevedere come obbligatoria in ciascuna vettura l’applicazione di un dispositivo che consenta, automaticamente, di limitare la velocità a 30 km/h ogniqualvolta si entri in “Zona 30”?


