Social Media: solo degenerazioni?
ROMA – Più volte ci si è soffermati sul tema dei social media quali strumenti capaci, attraverso la mediatizzazione della vita quotidiana, di soddisfare il bisogno di riconoscimento sociale piuttosto che quello di manifestare e condividere emozioni, stati d’animo e sentimenti con una platea di persone indefinita e non selezionata.
Ma si è detto anche di come i social media, nelle diverse articolazioni (social network, social media visivi, microblog, ecc.): attentino alla capacità di attenzione/concentrazione; alimentino insoddisfazione, frustrazione e abbassamento dell’autostima nel propinare il confronto con “vite idealizzate”; determinino forme di dipendenza/omologazione e cambiamenti nel modo in cui si avvertono, sperimentano e vivono le relazioni personali, con conseguenti solitudine e isolamento sociale; incidano negativamente sulle modalità di costruzione, interazione e percezione della affettività/sessualità dei giovani, ma pure, per effetto dell’esposizione dei giovani stessi a contenuti violenti, alla normalizzazione e pratica di quest’ultimi nella vita reale.
Senza contare che i social media finiscono, come si è già visto, addirittura per identificare nuove generazioni che si distinguono per caratteristiche, attitudini, desideri e stili di vita con riferimento alle diverse modalità di approccio al mondo digitale. Così passiamo dalla generazione “Boomer” (nati tra il 1946 e il 1964) alla generazione Alpha (nati dopo il 2012), con in mezzo le generazioni X (nati tra il 1965 e il 1979), Millennial (nati tra il 1980 e il 1996) e Z o “Zoomer” (nati tra il 1997 e il 2012).
Ma i social media favoriscono, come già osservato, anche la nascita di nuove professioni, come la “professione” di “influencer”, e l’affermazione di forme di marketing, quelle social, “influenzali”, che via via stanno soppiantando il marketing tradizionale.
Quelle sommariamente esposte sono alcune delle conseguenze dell’avvento dei social media – si pensi anche al cyberbullismo, alle maggiori difficoltà di controllo sui giovani da parte dei genitori, al loro impatto negativo sullo sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo di coloro che ne restano “contagiati” in termini di dipendenza tecnologica – che vengono ordinariamente classificate e lette come degenerazioni, elementi di criticità.
Ma è sempre così?
Ce ne parla Riccardo Petrini, Graphic Designer specializzato in comunicazione e marketing digitale.
“Credo sia opportuno premettere che il mio lavoro – afferma Riccardo Petrini – è finalizzato alla costruzione di un sistema di comunicazione che comprende analisi del posizionamento, studio del target, sviluppo dell’identità visiva, content strategy, misurazione e ottimizzazione. Ognuno di questi elementi deve essere coerente con gli altri e puntare a una direzione: convertire il visualizzatore di contenuti digitali in cliente. Rispetto al quesito da lei posto, con riferimento al marketing commerciale di cui mi occupo credo sia fondamentale farsi una domanda: possiamo trasformare gli spazi digitali da luoghi di consumo passivo a volani di opportunità reali? La risposta risiede nel metodo. Se governati con consapevolezza, se associati a una strategia, i social media diventano il più potente strumento di democratizzazione del mercato mai esistito.”.
“Ridurre i social a una mera calcolatrice economica sarebbe infatti un errore, il segreto del successo commerciale nell’utilizzo dei social – prosegue Petrini – è comunicare valore dando visibilità a una competenza o a un prodotto/servizio reale, accorciando al tempo stesso le distanze tra l’azienda e il consumatore. I social sono pieni di meteore che ottengono milioni di views per poi sparire nel nulla. Il vero spartiacque tra il colpo di fortuna e il business solido è la capacità di gestire la visibilità. Senza una strategia di branding e una gestione impeccabile dei canali social, la viralità è solo rumore di fondo che si spegne in 24 ore. Oggi la chiave è l’intrattenimento e, in particolare, la risata. I dati parlano chiaro: su piattaforme come TikTok, circa il 30% degli acquisti è generato da video divertenti. Il contenuto ironico abbatte le difese dell’utente, crea una connessione emotiva immediata e, paradossalmente, risulta molto più efficace di una pubblicità tradizionale.”.
“Più in generale – conclude Petrini – i social offrono benefici che vanno oltre il business, influenzando positivamente anche le generazioni più giovani, consentendo loro di scoprire culture distanti, sensibilizzandole rispetto a temi ambientali o sociali, ma anche facendo trovare loro community di supporto che abbattono le barriere dell’isolamento geografico. Per un giovane vedere un artigiano locale avere successo grazie al proprio talento può fungere da stimolo educativo, spostando il focus dal “successo effimero” alla valorizzazione della competenza reale e del lavoro sodo. Ma i contenuti digitali (comunicazioni e informazioni) veicolati attraverso i social favoriscono anche, attraverso l’accessibilità consentita dall’utilizzo di tecnologie assistive e senza l’esigenza di interazioni fisiche, l’inclusione sociale e l’uguaglianza delle persone che “convivono” con una qualche forma di disabilità. In tale prospettiva, la contestualizzazione di sistemi di intelligenza artificiale sicuri, affidabili ed etici nel campo della disabilità ai fini dell’abbattimento delle barriere digitali, potrebbe rivoluzionare l’accessibilità e fornire alla stessa una ulteriore decisiva spinta.”.


