Essere l’uomo più ricco d’Italia da perfetto sconosciuto al grande pubblico: Andrea Pignataro
ROMA – Normalmente fama, popolarità, celebrità e notorietà accompagnano e distinguono gli individui che godono di ampia visibilità e riconoscimento pubblico, spesso in ragione del ruolo che ricoprono nella vita e della loro posizione sociale; quando poi ci si trova piazzati da Forbes Italia – ossia dall’edizione italiana del prestigioso magazine economico statunitense, punto di riferimento mondiale per business, finanza, imprenditoria e leadership – al primo posto della classifica degli uomini più ricchi d’Italia, allora si dà per scontato che tali condizioni relazionali e attributi esterni connotino per definizione l’individuo interessato.
Non è il caso però di Andrea Pignataro, bolognese di nascita che, con un patrimonio stimato in 42,8 miliardi di dollari, è collocato da Forbes Italia al primo posto tra i paperoni italiani, avendo superato addirittura Giovanni Ferrero, che da quattro anni guidava la relativa graduatoria e che impersona pienamente lo stereotipo dell’uomo ricco conosciuto dal grande pubblico.
Pignataro, invece, verosimilmente mai come in questi giorni, proprio per effetto di detta classifica, si è trovato a catturare l’attenzione e la curiosità dei media.
Si dice di lui che sia un “genio dei numeri”, dotato di stupefacente memoria e prodigiosa capacità di ragionamento quantitativo, ma anche come di un uomo che, a dispetto dei ruoli ricoperti e successi imprenditoriali conseguiti, rifugge i riflettori, le luci della ribalta e cura significativamente la propria riservatezza.
Stando alle cronache, dopo una gioventù abbastanza ordinaria o comunque non diversa da quella di moltissimi ragazzi, oggi risiede in Svizzera a Sankt Moritz, vola con un aereo personale e possiede numerose e costosissime proprietà in Italia e all’estero
Il cuore del suo impero economico è “Ion Group”, colosso inglese di tecnofinanza, società di software e dati finanziari, una delle principali piattaforme tecnologiche globali per la finanza, definita da Pignataro, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, un “algo-azienda” cioè un’azienda basata sugli algoritmi.
“Ion Group” fornisce software di automazione, anche per la gestione di scambi mondiali di azioni, obbligazioni e derivati, analisi, approfondimenti e consulenze, con l’obiettivo di migliorare i processi decisionali, digitalizzare e automatizzare, semplificandoli ed efficientandoli, i processi aziendali più complessi e critici; tra i suoi clienti figurano governi, banche centrali mondiali e aziende di primissimo piano.
Anche nel nostro Paese non sono mancate iniziative imprenditoriali di Pignataro, con la rilevazione di diverse società e l’acquisizione di partecipazione azionarie in alcuni istituti di credito.
Della sua vita privata, come si diceva, si sa ben poco, stante le praticamente assenti apparizioni pubbliche, le pochissime interviste e le rarissime fotografie.
Insomma, un personaggio assolutamente sui generis, che stimola le curiosità e immaginazioni proprie del mistero e dell’incognito e, tra queste, anche il dubbio se, adesso che suo malgrado è uscito dall’oblio che lo aveva finora caratterizzato, saprà resistere alla tentazione di ricercare o cavalcare quella notorietà che, ordinariamente, si associa al suo rango.


