ISTAT: riforme fiscali e AUU compensano il drenaggio fiscale
ROMA – Nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”, pubblicata lo scorso 12 maggio e relativa al primo trimestre del 2026, l’ISTAT ci dice che le riforme fiscali approvate dal 2021 a oggi (passando quindi dal governo Draghi al governo Meloni) e l’introduzione dell’Assegno Unico Universale (AUU), a partire dal 2022, hanno ammortizzato il drenaggio fiscale (fiscal drag) che è conseguito all’aumento dei prezzi.
Il fiscal drag è quel fenomeno che comporta un aumento invisibile, occulto dell’imposizione fiscale, che si verifica ordinariamente in presenza di processi inflazionistici.
Infatti, se da un lato all’inflazione si accompagna la crescita degli stipendi nominali allo scopo di adeguarli all’aumento dei prezzi, dall’altro, in un sistema fiscale progressivo non indicizzato come il nostro, l’aumento del reddito (lordo) percepito può spingere il contribuente a uno scaglione di reddito superiore e quindi all’applicazione, a suo carico, di una maggiore aliquota fiscale media che, determinando un aggravio fiscale non legato a un aumento reale della capacità contributiva del contribuente stesso, risulta impropria e sostanzialmente iniqua.
Ne consegue un effetto distorsivo, perché aumentano le imposte e si riduce o resta invariato il potere d’acquisto (reddito reale) delle famiglie, seppur in presenza di un aumento del reddito lordo percepito.
A pagarne le conseguenze, in casi del genere, sono soprattutto i lavoratori dipendenti e i pensionati e quindi le categorie più deboli rispetto all’aumento dei prezzi.
L’ISTAT in detta nota evidenzia come le misure relative al sistema di imposizione e ai trasferimenti – è il caso dei tagli al cuneo fiscale (ossia la riduzione dell’incidenza percentuale delle ritenute fiscali (IRPEF) e dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati dal lavoratore rispetto al costo complessivo dello stesso sostenuto dal datore di lavoro), della revisione dell’IRPEF, dell’innalzamento della detrazione da lavoro dipendente, dell’introduzione del bonus fiscale fino a 20 mila euro di reddito, del passaggio dalle detrazioni fiscali per i figli a carico all’AUU, del tetto a 30 anni per le detrazioni per i figli a carico con più di 21 anni – hanno ridotto l’impatto dell’inflazione sugli stipendi, anche se non ancora al punto da garantire una crescita reale significativa delle retribuzioni ossia in termini di effettivo potere d’acquisto.
Dalle stime dell’ISTAT per il 2026, risulta anche che nonostante il marcato rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche a causa del conflitto in Medio Oriente – che determina prospettive incerte strettamente legate alla durata della guerra e ai suoi effetti sul mercato energetico – e l’aumento dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) del 2,9% su base tendenziale, il PIL italiano è cresciuto nel primo trimestre 2026 dello 0,2% su base congiunturale, proseguendo il percorso di espansione già iniziato nel secondo semestre 2025.
In merito al drenaggio fiscale, l’Istituto rileva in particolare come le riforme fiscali attuate tra il 2021 e il 2026 lo hanno più che compensato nello stesso periodo, comportando un beneficio medio, in termini di minore imposte pagate, di 40 euro a contribuente rispetto a quanto questi avrebbe pagato con il sistema fiscale del 2021.
In tale direzione un ruolo cruciale è stato svolto anche dal passaggio dalle detrazioni per i figli a carico all’AUU, la cui legge istitutiva prevede che gli importi e le relative soglie sono parametrizzati annualmente al costo della vita (indicizzazione al costo della vita). Non considerando l’AUU, rileva l’ISTAT, la compensazione dell’erosione fiscale prodotta dal fiscal drag si sarebbe fermata al 78% del totale.
Le misure introdotte hanno avuto complessivamente un forte profilo redistributivo, favorendo i redditi medio-bassi e i lavoratori dipendenti, mentre i redditi più elevati e i pensionati risultano penalizzati o non interamente compensati.
Insomma, per effetto del combinato disposto delle misure fiscali e dell’AUU sono stati tutelati dall’erosione fiscale i contribuenti con redditi medio-bassi, vale a dire quelli più danneggiati dalla crescita dei prezzi al consumo in quanto destinano ai consumi di base la quota maggiore delle proprie risorse.
In uno scenario anche internazionale che non fa ben sperare e non induce di certo al miglior ottimismo, la constatazione che le misure applicate si sono rivelate appropriate fa ben sperare ed è di buon auspicio per il futuro, soprattutto se si ragiona in base a una visione di lungo periodo, potendo le stesse misure assicurare maggiori prospettive di crescita durante fasi congiunturali più favorevoli.


