Futuro Nazionale, a Roma l’Assemblea costituente

ROMA – Nasce ufficialmente oggi, 13 giugno, Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci.

Si è infatti riunita a Roma, presso l’Auditorium della Conciliazione, l’Assemblea costituente del partito, in uno scenario, si immagina studiato nei particolari, composto dal logo di Futuro Nazionale con accanto l’immagine del Colosseo al centro del palco e che vede il blu dominare lo sfondo.

L’Assemblea costituente proseguirà i lavori fino a domani, con l’obiettivo di strutturare il partito, che avrà un’assemblea e un esecutivo nazionali.

Le posizioni espresse dal generale

L’approccio di Vannacci durante i lavori dell’Assemblea costituente non poteva non essere in linea con il suo stile comunicativo, di tipo assertivo e marcatamente retorico – strutturato per risultare diretto e polarizzante, con un linguaggio volutamente basico e accessibile – che parla direttamente alla “pancia” del suo potenziale elettorato: “Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo.”.

Non poteva naturalmente mancare, in tale direzione, l’attacco sardonico del generale a certa stampa per quello che ha scritto su Futuro Nazionale e lo fa elencando i nomi e i cognomi dei giornalisti di alcune testate – partendo da “la Repubblica”, considerata la capofila, per passare al “Fatto Quotidiano” e al “Foglio” – ma anche di tv, come Sigfrido Ranucci e Gad Lerner. Dopo l’elencazione dei giornalisti, la frase a effetto, beffarda e sferzante di Vannacci: “Se siamo qui, è grazie a loro … l’infiltrazione dei giornalisti è già iniziata … registrano di nascosto, come se si infiltrassero tra i Vietcong e io fossi il colonnello Kurtz”.

Così come non poteva non trovare spazio la sua narrazione antiimmigrati, con la parola d’ordine “remigrazione” che fotografa e simboleggia l’obiettivo: rimandare gli immigrati nei loro paesi d’origine, con ogni mezzo.

Immancabilmente, a tale riguardo e a proposito del ricordato stile comunicativo: “Quando diciamo l’Africa agli africani, l’Argentina agli argentini nessuno dice niente, quando diciamo l’Italia agli italiani ci dicono che dobbiamo essere rieducati …” e allora “diciamo con forza e non ci vergogniamo, anzi vi chiedo di dirlo insieme: l’Italia agli italiani.”.

Altrettanto stagliati i molteplici e distinti messaggi chiaramente indirizzati ai leader dei partiti del centrodestra, suoi possibili (?!) partner.

Di spicco, sicuramente, quello secondo cui “… alla prova dei conti c’è un asse tra il Partito popolare europeo e i socialdemocratici in Europa” e questo governo “si allinea totalmente a supportare questa Commissione europea e la rinsecchita von der Leyen. E io sarei quello che parteggia per la sinistra?”.

Lancia quindi la sfida e la provocazione a chi nel centrodestra gli rivolge, secondo un manicheismo tipico delle schermaglie politiche, l’“aut aut” o stai con noi o stai con la sinistra, rispondendo: “O con noi, con Futuro Nazionale, guardiani della sovranità e della cittadinanza, o con von der Leyen, Draghi e il globalismo”, che si uniscono alla precisazione “… non ho risposto alla premier perché se avrà una domanda da farmi, me la fa direttamente e avrò il piacere di risponderle”, in merito all’accusa di fare la stampella della sinistra rivolta dalla Meloni ai parlamentari di Futuro Nazionale per non aver votato a favore della conversione in legge del c.d. “decreto bollette”, sul quale il governo aveva posto la fiducia.

Seguono inoltre le considerazioni sull’invito a partecipare all’appuntamento dell’Assemblea costituente indirizzato ai leader del centrodestra e dai medesimi declinato, con la puntualizzazione che sarebbe stato corretto e educato da parte loro “… rispondere o partecipare anche solo per un saluto, visto che siamo un partito già presente nell’emiciclo parlamentare”.

Infine, le riflessioni più interessanti rispetto agli scenari politico-elettorali futuri ossia quelle relative alla collocazione di Futuro Nazionale, con la specificazione di non aver mai “… parlato di adesione al centrodestra. Non è una mia istanza, sembra che sia una aspettativa di questo centrodestra e io dovrei ammorbidirmi? Io le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio. Futuro Nazionale è al 5% ancora prima di nascere grazie a queste posizioni e linee rosseEventualmente ho detto che siamo il sestante del centrodestra”, concludendo, proprio perché considera le posizioni del suo partito il faro, il punto di riferimento o orientamento del centrodestra, che “le mie linee rosse resteranno tali, mi sento di garantirlo”.

Reazioni e scenari

Stando alle reazioni del mondo della politica alle varie dichiarazioni, sommariamente riportate, rese dal generale nel corso dell’odierna giornata dell’Assemblea costituente di Futuro Nazionale, quelle più dure provengono da esponenti del centrodestra.

Tale circostanza è probabilmente indicativa dello stato di tensione che Vannacci con Futuro Nazionale sta procurando in seno al centrodestra, e non solo. I sondaggi politici, seppur con i loro limiti, dicono chiaramente che Futuro Nazionale è l’unico partito in rapida e sostanziale ascesa, a differenza dei partiti della coalizione di centrodestra che registrano invece delle flessioni più o meno consistenti o, al più, una sostanziale stabilità.

Conseguenze? Se si svolgessero oggi le elezioni politiche, senza Futuro Nazionale il centrodestra, anche ingaggiando “Azione” di Calenda, rischierebbe molto verosimilmente di soccombere nella sfida con il c.d. “Campo Largo”.

Futuro Nazionale di Vannacci diventa dunque elemento decisivo per poter rivincere le elezioni.

Ma Vannacci è Vannacci, è l’uomo politico dalle posizioni radicali, estreme, anche antieuropeiste, rappresentate metaforicamente dalle richiamate “linee rosse” – colore che obiettivamente e simbolicamente stona non poco, perché tradizionalmente legato al sistema di idee, valori, credenze e principi (in una parola “ideologia”) proprio della sinistra – grazie alle quali, per dirla con le sue parole, “Futuro Nazionale è al 5% ancora prima di nascere”:

Ma Vannacci è anche colui che sta erodendo il consenso alle forze politiche di centrodestra, la Lega da cui proviene su tutte, pescando tra gli elettori delusi dalle stesse, e lo sta facendo attraverso l’utilizzo di quegli stessi slogan – blocchi navali, rimpatri per gli immigrati irregolari, tolleranza zero, dei quali la richiamata parola d’ordine “remigrazione” ne raffigura l’icona per eccellenza – appartenuti per anni a Salvini, ma anche a Meloni, e che oggi, saliti al governo del Paese, stanno facendo fatica a tradurre in fatti pienamente corrispondenti alle aspettative dei propri elettori.

Ma Vannacci sa pure che Futuro Nazionale, partito che si identifica, si immedesima totalmente nella sua persona, è tanto più catalizzante, drenante consenso elettorale tanto più si dissocia e distingue dagli altri partiti; diversamente detto, se dovesse correre nella coalizione di centrodestra rischierebbe, sapendo che quelle “linee rosse” dovrebbe quantomeno ammorbidirle per poter convivere con gli altri, di perdere consenso.

Dal loro canto, invece, le forze politiche di centrosinistra, nella prospettiva di poter tornare al governo del Paese, oltre che fare prove di intesa su temi che, storicamente e sistematicamente, le vedono divise, nonché appassionarsi al solito tema della ricerca di un leader che, come capo del governo, possa mettere tutti d’accordo, guardano al fenomeno Vannacci più come a un problema interno al centrodestra, non mancando tuttavia chi vede nel generale un fenomeno di folklore o, contrariamente, un pericolo per la nostra democrazia costituzionale, una minaccia all’idea di convivenza civile.

Insomma, un bel rebus politico, una partita a scacchi in cui le contrapposizioni dialettiche e i distinguo di oggi sono destinati ad amplificarsi nelle prossime settimane ma che dovranno, prima o poi, tradursi in scelte di campo.

 

FOTO: Futuro Nazionale