Le frequentazioni di Mohammad Hannoun con alcuni politici italiani: perché quest’ultimi fanno oggi la corsa a prendere le distanze?

GENOVA – È dei giorni addietro la notizia dell’arresto di Mohammad Hannoun, presidente della “Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese” (ABSPP), figura di spicco del movimento proPal nel nostro Paese, sempre in prima linea nelle iniziative a favore e sostegno della causa del popolo palestinese e distintosi, negli ultimi anni, anche per le occasionali frequentazioni con politici italiani appartenenti all’area di centrosinistra, finanche all’interno dei “palazzi del potere” in qualità di ospite.

L’inchiesta, condotta dalla direzione distrettuale antiterrorismo di Genova, che ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di Hannoun e di altre 8 persone, di cui due latitanti, vede al momento 25 indagati accusati di aver finanziato Hamas, nota organizzazione terroristica palestinese, attraverso i fondi raccolti dalla ABSPP.

Tra gli indagati ci sono anche familiari di Hannoun, la moglie e due figli, che per gli investigatori non solo sarebbero stati consapevoli della reale destinazione di detti fondi, ma avrebbero in alcuni casi anche tenuto contatti o trasportato il denaro.

Secondo le risultanze investigative, Hannoun, ritenuto a capo della cellula italiana di Hamas, avrebbe destinato al finanziamento diretto di Hamas o di sue articolazioni oltre il 71% delle risorse raccolte a fini umanitari per la popolazione palestinese dalla indicata associazione.

Più esattamente, avrebbe concorso a versare a Hamas, fino a oggi, ma soprattutto a seguito dei tragici eventi del 7 ottobre 2023 – con Hamas e altri gruppi terroristici che penetrarono in territorio israeliano lungo il confine della Striscia di Gaza provocando la morte di circa 1200 persone, di cui 800 civili, e prendendo in ostaggio oltre 250 persone, subendo poi la violentissima controffensiva israeliana – somme di denaro pari a più di 7,2 milioni di euro, distraendo tali fondi dalle finalità dichiarate ossia l’aiuto alla popolazione civile di Gaza.

Il personaggio Hannoun già in passato era stato attenzionato dalle forze di polizia e nel 2024 gli veniva notificato il foglio di via da Milano – misura di prevenzione disposta dal questore con conseguente allontanamento dalla città perché ritenuto persona pericolosa per la sicurezza pubblica – per istigazione all’odio e alla violenza, dopo aver espresso vicinanza ai ‘giovani di Amsterdam’ che si erano resi protagonisti di aggressioni nei confronti di tifosi israeliani del Maccabi Tel Aviv, presenti in città per assistere a un incontro di calcio. Foglio di via da Milano che veniva poi confermato e prorogato per un anno nel 2025 per nuove frasi a carattere istigatorio, questa volta perché esprimeva approvazione per i sanguinosi abusi commessi da miliziani di Hamas nei confronti di altri cittadini palestinesi ritenuti collaborazionisti dell’esercito israeliano.

Sempre nel 2025 dichiarava: «… Hamas … è il legittimo rappresentante del popolo palestinese … io sono simpatizzante di Hamas come sono simpatizzante di ogni fazione che lotta per i miei diritti … questa accusa di far parte di Hamas di essere un leader di Hamas è una frottola una bugia una bufala io non faccio parte di Hamas io non sono un leader di Hamas …».

Insomma, un personaggio oscuro, ambiguo, come le ricordate affermazioni lasciano chiaramente intendere, che si dichiara estraneo a Hamas, ma che di tale organizzazione terroristica è simpatizzante e ne condivide le azioni; senza contare le sue frequentazioni “pericolose” con personaggi, come le carte delle indagini sembrerebbero dimostrare, che invece avrebbero un ruolo certo a sostegno dell’organizzazione terroristica.

Tornando al tema in intestazione, si assiste in questi giorni al solito teatrino della politica italiana, con la sinistra – indubbiamente da sempre molto vicina e presente alla causa proPal e che scende in piazza per manifestazioni che poi quasi sempre danno vita a tafferugli, disordini e violenze da parte di gruppi antagonisti – che nella fattispecie manifesta piena fiducia nella magistratura che indaga ma, al tempo stesso, condanna la destra di becera strumentalizzazione, perché proverebbe a farla passare per fiancheggiatrice dei terroristi di Hamas.

Una sinistra che sulla questione in generale non prende mai, anche perché divisa al proprio interno, una posizione netta, inequivoca e convincente e che piuttosto parrebbe fare l’occhiolino, pure attraverso dette manifestazioni di piazza, alle comunità islamiche e antisemite più radicali e integraliste presenti nel nostro Paese, magari semplicemente per accattivarsene le simpatie elettorali.

Una sinistra che così facendo finisce per cavalcare l’antioccidentalismo e il disconoscimento del nostro modello culturale che quelle stesse comunità islamiche e antisemite, detestandolo, vorrebbero soppiantare anche infiltrandosi e aggredendolo dall’interno.

Ma allora perché parlare di strumentalizzazioni quando la controparte politica rimarca che l’atteggiamento appena descritto legittima culturalmente e istituzionalmente chi considera un nemico da abbattere l’Occidente?

Perché nel caso di Hannoun si prendono ora le distanze, ci si dissocia da tale genere di frequentazione quantunque occasionale, invece di interrogarsi criticamente sull’opportunità della stessa anche solo in base a quanto già noto su tale personaggio?