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Arte e Cultura

L'appello per il recupero di sovranità digitale e culturale dell'Europa

L'appello per il recupero di sovranità digitale e culturale dell'Europa

Successo anche per le anteprime Rai "Tutto il giorno davanti" e i film tv internazionali da Francia, Germania e Spagna

di Valerio Cruciani

ROMA - La trentatreesima edizione di Eurovisioni si è conclusa con un grande appello comune a riguadagnare la “sovranità digitale e culturale” dell’Europa. Un appello lanciato dai partecipanti alla giornata internazionale di Eurovisioni delle due giornate di dibattito all'Accademia di Francia a Roma, cosi come echeggiato dalle proiezioni di 4 fiction europee (Italia - RAI, Francia-France Télévisions, Germania-ZDF e Spagna-RTVE) presentate in anteprima a Palazzo Farnese ed a Villa Medici.

L’INTERVENTO - Lo ha espresso con grande chiarezza nel suo intervento conclusivo di sabato Jean-Noel Tronc, Direttore Generale della SACEM (la SIAE francese), che - nel presentare il suo volume appena edito da Seuil in Francia (“Et si on recommençait par la culture?”) - ha invitato l’Europa, i suoi governanti ma anche i suoi cittadini, a preservare la propria identità culturale messa in pericolo dalla tempesta congiunta della trasformazione digitale e della globalizzazione.

IL MESSAGGIO - Lo stesso messaggio emerso dalla giornata internazionale, promossa insieme ad AGCOM, in cui il presidente Cardani, insieme al Presidente della RAI, Foa, al presidente dell’ERGA (le autorità di regolazione europee), ai rappresentanti del governo francese e dell’autorità di controllo francese (CSA) hanno tutti invitato i legislatori italiani in primis, e quelli degli altri paesi europei ad agire presto e bene.

LA PREOCCUPAZIONE - Principale fonte di preoccupazione di tutti gli oratori presenti (vedi programma) è la presenza delle piattaforme internet globali (tutte rigorosamente non europee: da Google a Facebook, da Twitter ad Amazon, da Netflix ad Alibaba) che hanno goduto fino ad oggi di condizioni di estremo favore. Grazie al loro status non europeo, infatti, hanno potuto beneficiare di tasse estremamente ridotte (in media del 3% sui loro profitti contro il 45% imposto alle imprese italiane e francesi), del non rispetto delle regole sulla privacy, del non assoggettamento alle regole europee in materia di quote di produzione e di contributi alla produzione nazionale.

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