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Zaky, la lettera alla famiglia: «sto bene, mi mancate»

Zaky, la lettera alla famiglia: «sto bene, mi mancate»

Zaky si ritrova detenuto in Egitto da ormai più di cinque mesi con l’accusa di reato d’opinione. Si trova attualmente nel complesso carcerario di Tora, al Cairo

di Giordano D'Angelo

ROMA - Una lettera che riempie di speranza quella che Patrick George Zaky, lo studente egiziano dell'Università di Bologna in carcere in Egitto da inizio febbraio, ha inviato alla sua famiglia. Nella missiva racconta di star bene e in buona salute poi, rivolgendosi ai suoi conoscenti, scrive: «spero che anche voi siate al sicuro e stiate bene. Famiglia, amici, amici di lavoro e dell'Università di Bologna, mi mancate tanto». La lettera rappresenta la prima notizia diretta dalla fonte da inizio marzo, ovvero dall'ultima visita che ha potuto ricevere in carcere prima del coronavirus.

IL COMMENTO - «Per una volta - commenta la rete di attivisti 'Patrick Libero' sui social - oggi vi diamo una, relativamente, buona notizia. La famiglia di Patrick ha ricevuto oggi una breve lettera da lui scritta il 21 giugno. Naturalmente non ha potuto dire tutto quello che voleva, dato che queste lettere passano attraverso varie mani di sicurezza prima di raggiungere il destinatario».

LA SITUAZIONE - Zaky si ritrova detenuto in Egitto da ormai più di cinque mesi con l’accusa di reato d’opinione. Si trova attualmente nel complesso carcerario di Tora, alle porte del Cairo. Il prossimo 12 luglio ci sarà una nuova udienza per stabilire se prolungare o meno al ricercatore la permanenza in carcere.

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