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"Il talento dell'indecenza": quando la classe politica è illusionismo e "vuoto a perdere"

"Il talento dell'indecenza": quando la classe politica è illusionismo e "vuoto a perdere"

Il nuovo libro di Barbara Appiano sulla classe politica, un vuoto a perdere che, secondo l'autrice, "nemmeno un panino può riempire"

di Stefania Abbondanza

VERCELLI – Con l’arrivo dell’autunno la scrittrice Barbara Appiano ha pensato di regalare ai suoi lettori il suo ventesimo libro, “Il talento dell’indecenza“. Un’opera originale ed irriverente, come tutte le opere della scrittrice, in cui i protagonisti sono la classe politica che “lei definisce un vuoto a perdere che nemmeno un panino può riempire”.

IL TITOLO - Il titolo del libro è eloquente come lo è altresì il richiamo al conte Ugolino e ai suoi figli, che il medesimo divorava secondo Dante Alighieri. Un personaggio a cui l’autrice affianca il rimando al tema che i figli migliori e cioè gli elettori “sono divorati dai politici”. In copertina del libro il dipinto dell’artista Giuseppe Alletto dal titolo “How to become a King” in riferimento ad un quadro di Rubens dove il tema è metaforicamente parlando “i padri che divorano i figli”. Anche per questa nuova opera continua la partnership con il “Corriere dello Spettacolo”, quotidiano on line fondato dallo scrittore giornalista Stefano Duranti Poccetti, con il quale la scrittrice continua a collaborare felicemente.

LA PREFAZIONE - Qui la prefazione della Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia, docente di lettere al liceo statale Giordano Bruno di Torino e dottore di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma. “In piena pandemia di Covid-19, per annullare almeno mentalmente il distanziamento, tanto necessario da un punto di vista sanitario, Barbara Appiano ha composto per i suoi lettori un romanzo da trincea, contro la fantapolitica, dominata dalla demagogia. A partire dal triste caso giudiziario di Enzo Tortora, l’autrice ci mostra quanto la politica si regga sull’illusionismo, su un continuo mascheramento della verità, ammantata dalle promesse, con belle parole, di felicità e di prosperità economica. L’etica dell’apparenza è quindi imperniata sull’idea ripetuta del cambiamento, del nuovo come progresso e rinascita, ma Barbara Appiano svela la vacuità di motti triti e ritriti dai toni pubblicitari; chiarisce così ai lettori quanto la politica si muova nell’ottica del conservatorismo, giacché 'se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi'. Tale frase è pronunciata nel Gattopardo da Tancredi, poi nominato Senatore del nuovo Regno d’Italia, a emblema del perenne immobilismo proprio del nostro paese fin dalla sua nascita". 

LA DEDICA - "L’autrice dedica il libro alla XVIII legislatura e alla sua compagine governativa con richiami alla figura del conte Ugolino che mangiò i propri figli i quali metaforicamente diventano i figli – elettori “mangiati” dai loro eletti. Dunque il “bene comune”, diventa per l’Appiano quasi fosse un’esigenza di un “copione” sempre uguale per la politica italiana, un companatico in cui a farci compagnia è appunto la figura del conte Ugolino attualizzato e del suo padre letterario, Dante Alighieri, quasi a voler rieditare una nuova “Divina Commedia” dove la politica è relegata a comparsa…"

LA SCRITTURA - "Originale l’impianto di scrittura post strutturalista (che ha una musicalità singolare nelle parole) del romanzo, (fatto di metafore e allegorie importanti con un’irrefrenabile fantasia che è sempre aderente alla realtà, questa la peculiarità unica dell’autrice non presente a parere di chi scrive in altri autori contemporanei), che la Appiano definisce da trincea e dove alla fine di questa trincea di scrittura, la medesima chiosa 'Fine del talento dell’indecenza, ora inizia il percorso ad ostacoli della democrazia, a voi la libertà di iniziativa'".

IL FINALE - "Davvero geniale chiudere il libro come se fosse un film dove ogni lettore può rivivere attraverso le parole il messaggio della scrittrice e cioè la fine del libro come il “the end” di un film che rimanda alla libertà e alla libera iniziativa di ciascuno a riprendersi la propria vita di cittadino quale forma di partecipazione attiva per il bene comune della cosa comune e cioè la politica, che nel libro diventa una fiaba per i cittadini che vogliono il riscatto delle persone per bene attraverso l’analisi di fatti accaduti nel nostro paese, quali per esempio il caso di Enzo Tortora".

LO SPRONO - "Il logos, figlio della polis greca, dovrebbe essere uno stimolo alla discussione quale reale partecipazione alla vita politica, ma ciascuno di noi è troppo concentrato sulla propria esistenza individuale, come se, per tutto il resto, esistesse il deus ex machina della democrazia. In tal senso, in memoria di quanti sono morti per conquistare la libertà e cambiare davvero il mondo, schiavo di dittature e totalitarismi, Barbara Appiano sprona i suoi lettori a uscire dalla zona comfort dell’io individuale per tornare a una politica vissuta, diretta, lontana dall’audience dei programmi televisivi, ove tutti parlano, ma nessuno ascolta davvero".

L'AZIONE - "Bisogna spegnere i telefonini e i computer, per recuperare la lingua universale della condivisione in una piazza piena di bandiere, come avviene soltanto quando la nazionale italiana di calcio partecipa ai campionati europei o mondiali. Di fronte a una classe politica che ha ridotto i comizi elettorali a una pura propaganda, come se le idee fossero in vendita quale qualsiasi altra merce, l’autrice si scaglia con toni da pamphlet contro la distorsione della verità, auspicando un ritorno alla corrispondenza tra significanti e significati".

IL PERCORSO - "Si tratta di un percorso in salita, di un recupero del modello di democrazia reale dei movimenti sessantottini, molto difficile per le nuove generazioni, apolitiche per definizione. Se libertà è partecipazione, dobbiamo imparare a partecipare attivamente alla vita politica, perché affidarsi unicamente all’informazione della televisione o di internet significa in qualche modo abdicare ai nostri diritti, nonché doveri, di cittadini. Civitas infatti implica il concetto di comunità sociale, quale impegno diretto, secondo l’insegnamento dei padri costituenti".

IL VIRUS DELL'INDIFFERENZA - "Nel letargo della politica, ove il nuovo è solo il continuo riciclo di modelli vecchi e vuoti, Barbara Appiano ha il coraggio di alzare la voce contro il virus dell’indifferenza e dell’omertà, per costruire una nuova etica sociale, in grado di contrapporsi all’estetica totalizzante dell’apparenza. Nella dicotomia continua tra essere e apparire, i lettori sono così guidati, o meglio accompagnati per mano, lungo la strada dell’essenza, tanto in ambito comunitario, quanto in relazione al proprio io, perché il singolo non può sussistere se non quale parte del tutto”.

BARBARA APPIANO - L’artista ha rappresentato l’Italia alla London book fair, alla fiera del Libro di New York così come alla fiera di Guadalajara (Messico), Mosca, Torino, Modena, Bordighera, al salone della cultura di Milano, alla fiera del libro di Roma. È definita la cantrice del disagio del sociale a difesa della natura, della conservazione dei beni monumentali artistici, a difesi dei pazienti psichiatrici , i suoi libri sono degli esseri viventi che parlano di inquinamento del mare , della devastazione del terremoto di Amatrice -terremoto del 24 agosto 2016- in particolare di Saletta frazione di Amatrice, del disagio mentale, della problematica sulla maternità surrogata o meglio conosciuta come Utero in affitto, dell’ossessione dell’abuso della chirurgia plastica ,della sindrome da attaccamento simbiotico con il nostro smartphone, piuttosto che il fenomeno del bullismo e ancora il problema delle discariche abusive e dell’inquinamento con il pericolo dell’estinzione degli animali,oltre al tematica del recupero ambientale e alla conservazione dei beni artistici monumentali italiani. Si considera una lavoratrice socialmente utile, a paga sindacale pari allo zero. Barbara Appiano è un fervente fenomeno letterario, in continuo movimento, con all’attivo ben 20 libri (e molti altri sono in preparazione).

I LIBRI - I suoi libri mantengono una ricerca senza sosta della bellezza e della verità, spaziando nell’ambito sociale e contemporaneo, nella conservazione dei beni artistici e monumentali italiani, in difesa della natura e delle specie a rischio di estinzione e in difesa dei disabili psichiatrici e della malattia mentale. 

LE COLLABORAZIONI - Numerose le collaborazioni con riviste culturali tra cui la rivista internazionale per la cultura “Le Muse”, il quotidiano on line ”Il Corriere dello spettacolo”, la prestigiosa e storica rivista culturale “Il Borghese” e la rivista “Vitamine vaganti” organo ufficiale dell’associazione Toponomastica femminile di cui Barbara Appiano e’ socia sostenitrice.

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